L’Italia, l’Europa – il mondo? – hanno il fiato sospeso. Sta per disputarsi la finale di Wimbledon, nell’aria la consapevolezza che si assisterà ad una nuova partita storica, complici le recenti emozioni regalate da loro, Sinner-Alcaraz, nella finale del Roland-Garros.
Un binomio che sembra destinato a targare la storia del tennis negli anni a venire.
Fresco il ricordo, i brividi, le emozioni e il rammarico italiano per l’epica finale parigina, che ha visto il numero due del ranking alzare la coppa, tanto che i pronostici lo volevano ancora favorito, trionfatore per la terza volta consecutiva sul campo londinese.
Ma Jannik dice no. No all’emozione, no all’esitazione, no all’indecisione.
Dopo 35 giorni dalla finale dello Slam francese, Sinner concede ad Alcaraz solo la vittoria del primo set, per poi tornare ad essere decisivo, sicuro, incontrastabile.
Sinner ha le idee chiare: non ripetere Parigi.
Non c’è modo per lo spagnolo di riprendere il controllo della situazione nei tre set che chiudono la partita a favore del numero 1 al mondo, che scrive un altro capitolo di storia, questa volta, per essere il primo italiano a vincere sul campo di Wimbledon.
Ma come ormai ci insegna Jannik Sinner, le sue partite non sono mai meramente eventi sportivi.
Sono lezioni di umiltà, di rispetto, di vita, di sacrificio e di fiducia.
Se possiamo essere orgogliosi e fieri di questo ragazzo che sta rivoluzionando il tennis italiano e il nostro modo di sentirlo, portando famiglie e amici ad unirsi intorno a lui, per lui, accanto a lui, è proprio grazie alla sua normale specialità.
Anche se siamo stati abituati a vederlo come una macchina perfetta, impassibile e imbattibile, ultimamente ci ha mostrato che sono proprio le sconfitte importanti, quei punti che hai sprecato quando eri ad un passo dal chiudere la partita a forgiarti per crescere, maturare, fare ordine nella tua testa. È dalla fragilità che nascono atti eroici.
E l’eroe di Wimbledon quest’anno ha il suo nome: Jannik Sinner.

