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Robert Kubica: la fenice dal casco bianco

Dal sogno spezzato alla rinascita leggendaria tra Formula 1 e WEC

Robert Kubica è uno di quei piloti che entrano nella storia, non solo per essere ancora oggi l’unico polacco della categoria regina e aver sfiorato il mondiale.  Dai kart alla Formula Uno, attraverso il rally fino all’ endurance. L’incredibile storia del pilota rinato dalle sue stesse ceneri, regalando una nuova prospettiva del motorsport.

Tra rally e go kart

In Polonia la Formula Uno negli anni ‘80 non era diffusa tanto quanto il Rally, di cui il paese vanta anche una certa cultura in termini di piloti che si sono contraddistinti. Un fatto curioso è che la categoria regina del motorsport venisse addirittura trasmessa in differita di circa un anno, lo stesso Kubica ha dichiarato più volte che questo rendeva ulteriormente difficile seguire la Formula Uno rispetto a quanto accadeva in altri paesi.

Kubica kart

Il primo approccio del ragazzo al mondo dei motori avviene a circa quattro anni, quando passando davanti una vetrina nota una piccola auto di colore rosso col motore a scoppio che cattura la sua attenzione, tanto da salirci sopra e restarci fino all’orario di chiusura.

Il polacco inizia a circa dieci anni coi kart arrivando a competere in Italia, paese che soprattutto all’epoca dava molte più possibilità per farsi strada nella categoria e poter crescere per arrivare alle Formula, così a dodici anni si stabilisce nel nord del paese correndo da privato in diverse gare. Nonostante la famiglia fosse discretamente benestante, rispetto al tenore di vita in Polonia, toccava comunque stringere la cinghia per poter sostenere le spese che questo sport richiede, il ragazzo quindi si ritrova quasi a non poter più gareggiare.

Robert in questi anni vive solo in un paese totalmente diverso dal suo dovendosi adattare da appena adolescente e dorme in officina insieme ai meccanici. La ricompensa arriva con la vittoria del campionato italiano di kart nel 1998, che a quei tempi aveva una grossa rilevanza. Il ragazzo dal semplice casco bianco tra tutti quelli invece super personalizzati, poiché il padre preferiva investire denaro in treni di gomme, spiccherà soprattutto per essere il primo straniero a vincere il titolo, risultato che ancora oggi lo stesso pilota ricorda con grande orgoglio.

I primi anni con le monoposto

Robert approda nei primi anni duemila nella Formula Renault, che offriva inoltre la possibilità ai vincitori di poter fare un test con il team di Formula Uno. Robert testa ufficialmente sul circuito di Barcellona la famosa R25 e vedendo altri piloti in alcuni punti della pista pensa che non sarebbe mai riuscito a fare certe cose con un’auto del genere. La realtà è ben diversa, perché a Robert bastano al massimo un paio di giri per affrontare determinate curve senza paura, a viso aperto e visiera chiusa.

Kubica forma parte del programma junior del team francese, ma l’esperienza sfortunatamente si conclude abbastanza prematuramente per la precedenza data a un altro pilota. A questo punto il polacco è quasi vicino alla strada giapponese, quando si presenta la possibilità di firmare per Sauber nel 2005. Nel 2006 arriva il debutto in Ungheria dove sostituisce Jacques Villeneuve e conquista un buon 7º posto, anche se poi squalificato per una perdita all’estintore nel cockpit che fa risultare la vettura sottopeso.

Kubica primo podio monza

Il primo podio arriva lo stesso anno a Monza dopo circa un mese, nel paese che aveva visto il talento polacco sbocciare, momento che lo stesso Robert ricorda con grande affetto e che gli piacerebbe rivivere. Gara in cui tiene dietro per oltre metà dell’intera durata Felipe Massa in una Ferrari, difendendo e conquistando quel terzo gradino del podio condiviso con dèi dell’Olimpo come Michael Schumacher e Kimi Raikkonen. Il mondo scopriva appena la punta dell’ iceberg della tenacia e del coraggio infiniti di un ventunenne Robert Kubica.

Canada: Le due facce della stessa medaglia

Nel 2007 al Gran Premio del Canda Kubica subisce il primo dei due incidenti che hanno segnato la sua carriera: dopo aver toccato l’erba a velocità sostenuta la BMW collide con la Toyota di Jarno Trulli ritrovandosi con il flap anteriore bloccato sotto la monoposto dell’italiano, perdendo ulteriormente aderenza e finendo definitivamente fuori pista. Il contatto è uno dei più violenti ad oggi: la vettura di Kubica s’impenna e dopo essersi scontrata col muretto subisce diversi impatti capovolgendosi e disintegrando la parte anteriore dalla quale si intravedono gli stivaletti del pilota. Secondo Kubica fu proprio quel volo la sua fortuna, poiché fece distribuire la potenza. Ciò che resta è solo la cellula della scocca, dalle immagini i movimenti del collo con 75 G di forza lasciano tutti senza fiato, ma Robert esce illeso e i medici increduli ripetono più volte gli esami.

kubica incidente canada 2007

L’anno seguente, nel 2008, la gara a Montreal viene inaugurata da Hamilton e Raikkonen che si scontrano all’uscita dai box, Robert regala una performance solida col pieno controllo, certi flashback vengono cancellati momentaneamente quando il polacco abbassa la visiera. Così sulla stessa pista conquista la sua prima e unica vittoria che gli consegna anche la testa del mondiale, in quell’anno infatti il pilota è uno dei protagonisti in lotta per il titolo, ma purtroppo BMW Sauber non sfrutterà appieno le proprie capacità.

La tragedia al Rally di Andora

Essendo cresciuto in un paese rallista Robert già nel 2004 decise di approcciare alla categoria, nel corso del tempo questa decisione serve per trovare quel qualcosa in più da poter sfruttare in Formula Uno e trarre vantaggio sugli avversari, soprattutto in condizioni avverse come la pioggia battente.

Nel 2010 Robert è pilota Renault, la scuderia gli permette di fare Rally a differenza di BMW Sauber e nel 2011 durante i test pre stagionali di Formula Uno partecipa alle ronde di Andora, in Liguria. Dopo alcuni problemi il pilota polacco ha raccontato di non voler quasi disputare la tappa ma che per riconoscenza verso il team si presenta seppur titubante, ancora non sa che quel sentore fosse legato a qualcosa di molto più profondo.

Kubica test 2011 renault

Dopo poco dallo start Robert perde il controllo della Skoda Fabia in una curva molto stretta, il muso tocca la parete rocciosa sulla destra per poi ritrovarsi in un impatto frontale sulla sinistra, dove la vettura si schianta nel guardrarrail che rompendosi squarcia il muso e attraversa giusto a metà il telaio. Il navigatore è illeso mentre Kubica è ferito al braccio destro e privo di sensi viene trasportato in ospedale, dopo diverse ore per estrarre il corpo dalla vettura. Si scoprirà che le fratture riguardano tutto il lato destro del corpo e che il braccio rischia di essere amputato, ma soprattutto che l’emorragia è talmente grave da aver lasciato il pilota con solo circa un litro e mezzo di sangue.

Destinato a essere forte

Kubica viene sottoposto a innumerevoli interventi alla mano e al braccio, così come a una lunga riabilitazione che interessa soprattutto l’aspetto mentale ancor prima di quello fisico. Per molto tempo, come dichiarato dal pilota, è estremamente difficile accettare la situazione, ma dopo un solo anno si presenta nel 2012 alle ronde del Rally Gomitolo di Lana a Biella, e lo vince addirittura. Robert diventa mancino, impara da capo, quel momento segna l’inizio di una rinascita totale di cui è possibile tracciare l’origine già negli anni precedenti. Perché Kubica probabilmente non avrebbe mai pensato di dover ripartire da un impatto così duro, ma di certo inconsapevolmente non si fece trovare impreparato. Di quel ragazzo dal casco bianco che ha incontrato ostacoli sul suo cammino praticamente sin da subito infatti era rimasta proprio quella purezza della forza di volontà, che non può essere mai macchiata. Quel ragazzo era ormai la fenice dal casco bianco.

Robert continua con i Rally e vince anche il WRC 2, ma l’obiettivo resta sempre la Formula Uno. Una questione quasi personale. Ecco che si ripresenta un’altra caratteristica di quel ragazzo col casco bianco, essere fedeli a sé stessi. Infatti nonostante diverse opportunità il ritorno in Formula Uno avviene soltanto nel 2019 quando realmente si sente pronto, poiché non per dimostrare agli altri, ma in primis a sé stessi.

In quell’anno ritorna con Williams e nonostante i problemi legati alla scuderia e alla vettura poco competitiva riesce comunque a portare a casa l’unico punto conquistato dal team inglese, facendo ancora una volta la differenza. Negli anni successivi firma come pilota riserva e sviluppo per Alfa Romeo, fino al 2022.

La voglia di sentire la pista di nuovo come quando indossava quel casco bianco porta Robert a riflettere e difendere quella passione che lo aveva portato fin qui e soprattutto che gli aveva permesso di recuperare non solo da un gravissimo incidente, ma anche un senso di normalità nella quotidianità. Si alterna tra il percorso DTM e endurance nell’ European Le Mans Series dove si afferma Campione LMP2 nel 2021 e 2024. Queste esperienze lo portano finalmente alla categoria massima endurance, il WEC, dove nel 2023 conquista un altro titolo LMP2 e dal 2024 compete con AF Corse formando parte dell’equipaggio della Ferrari 499P gialla Hypercar. Anche in queste categorie il pilota polacco ha fronteggiato duri colpi, uno tra questi l’ aver perso una 24 ore di Le Mans all’ultimo giro a causa di un guasto. Eppure ancora persiste instancabile alla conquista di quest’altro sogno.

Kubica 2023 WEC Champion

Dire che Robert Kubica è resilienza sarebbe riduttivo, è colui che ha dato una nuova prospettiva del motorsport, dal punto di vista umano ma soprattutto stigmatizzante. Robert Kubica è divenuto un simbolo che per la prima volta non è legato al nazionalismo intrinseco nello sport, ma che va oltre ogni confine perché capace di andare oltre ogni limite.

Articolo scritto da Iolanda Cozzolino

Cresciuta tra il profumo di benzina e l'essenza dei motori. Studentessa di Sociologia e comunicazione, per tutti "casco matto"

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