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Premier Lague: uno per tutti, tutti per uno

La tavola rotonda del calcio e il successo del “Noi”

Credits: goal.com

Questa era il motto dei Cavalieri della Tavola Rotonda, componenti del Concilio descritto nelle leggende arturiane nel quale si esaltava il principio di uguaglianza e fratellanza necessario e obbligatorio per avere prima accesso e poi partecipazione alla corte di Re Artù.

L’esaltazione del Noi come Uno e dell’Uno per il Noi.

La Premier League si sta trasformando sempre di più in una attuale tavola rotonda e l’operazione commerciale e speculativa messa in atto dalla Premier League oltre ad essere astuta delinea una caratteristica tipica dello stampo anglosassone, la volontà di strutturare e rinforzare il sistema in cui operano i club per dare maggiore solidità e visibilità ai club stessi.

Attraverso quali azioni?

Le più visibili sono essenzialmente tre.

La prima è la necessità di elevare il valore economico delle rose dei Club. Come? Semplice, la globalizzazione dello sport, nel caso specifico del calcio, ha invertito i fattori dipendenti e se fino ai primi anni 2000 il valore tecnico individuale e prestativo caratterizzava in modo decisivo il valore economico (costo del cartellino/ingaggio) del calciatore oggi il posizionamento economico condiziona la valutazione delle qualità e delle capacità tecniche del calciatore stesso.

In termini ancora più facili da comprendere, più vali più sei bravo.

E quando parliamo di valore o peso specifico gli elementi caratterizzanti non sono solo quelli riconducibili alle prestazioni sportive.

Partendo da questo meccanismo è necessario che ogni club abbia nel suo roster molti giocatori che siano stati acquisiti con costi alti.

Ancora più nel dettaglio risulta fondamentale che un folto numero di movimenti (ndr finanziari e non economici) con queste caratteristiche siano fatti tra club della stessa lega.

Dando ulteriore sintesi, tanti giocatori con cartellini costosi delineano tanti giocatori bravi. Tanti giocatori bravi caratterizzano una lega competitiva, tanti giocatori bravi dalla stessa lega competitiva delineano un prodotto vincente e vendibile a prezzi alti.

Quando parliamo di vendibile faccio riferimento ai famosi diritti tv che oggi segnano il principale andamento delle Leghe e i loro futuri investimenti, collettivi ed individuali.

In tutto questo la Premier non ha dovuto generare nessun intervento culturale sulle infrastrutture poiché sin da metà del 1800 gli stadi del calcio sono sempre stati costruiti e concepiti come tali, senza particolare trasversalità o polifunzionalità subendo i normali cicli di ammodernamento e/o ricostruzione.

Questo meccanismo chiaramente deve servirsi di una comunicazione specifica ed al servizio del prodotto, strumento necessario per confezionarlo e farlo apparire ancora più scenico e efficace. In questo gli anglosassoni e/o gli anglofoni sono maestri, in quell’arte che fa apparire ciò che sembra diversa di ciò che è realmente.

Ormai abbastanza consueto ascoltare la santificazione del calcio inglese come lo più spumeggiante ed esaltante del mondo, ma al tempo stesso mi piacerebbe conoscere i dati relativi all’audience di ogni singola gara in relazione ai minuti di visione. Questo perché mediamente il tempo di visualizzazione di una partita di calcio non supera i 10’ (e ho esagerato…).

Anche qui in poche parole: siamo sicuri che sia così incredibilmente ed indiscutibilmente superiore?

Il Processo che ha permesso alla Premier League di diventare la miglior lega del mondo ha sfruttato le debolezze di intervento degli altri, tra cui l’Italia, e ha saputo mistificare e cambiare la valutazione tecnico specifica del Calcio speculando sull’immagine. Il grande segreto sta nel Noi, si trova nella valorizzazione del Leone e non delle Gazzelle, la grande ed indiscussa (questa si…) capacità di veicolare un’immagine comune, forte, condivisa.

Oggi la Premier League muove il mito con astuzia manageriale e viaggia ad una velocità diversa dietro la quale solo la Bundesliga ha saputo ritagliarsi una scia.

Articolo scritto da Matteo Schiavone

Maturità scientifica, centrocampista non sufficientemente abile per fare il professionista con continuità, laureato in Scienze Motorie e specializzato in Management dello sport, Allenatore di Calcio e Calcio a 5 (Futsal ci piace di più) dal 2007, appassionato di Storia, Musica e Cinema con scarse attitudini allo studio ma spiccate inclinazioni alla curiosità.

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