in ,

Pete Rose e le scommesse nel Baseball

La storia di uno dei più grandi di sempre radiato a vita dalla Major League Baseball

Credits: GettyImages / John Iacono / Colaborador

Con il calcio italiano nella bufera a causa dell’attivo coinvolgimento di Nicolò Fagioli e Sandro Tonali, entrambi centrocampisti della nazionale italiana, in un caso di scommesse illecite, mi sembra doveroso raccontare la storia di un atleta che ha avuto un grande successo in campo, ma che si è macchiato per sempre scommettendo sulla sua squadra di baseball negli Stati Uniti.

Il protagonista di questa storia a stelle e strisce si chiama Peter Edward Rose, meglio conosciuto semplicemente come Pete Rose, passato dall’essere uno dei più grandi giocatori della storia fino all’essere accusato di essere imbroglione che scommetteva sulle partite della sua squadra.

Nato a Cincinnati nel 1941, Rose è diventato presto un simbolo della città dell’Ohio esordendo in Major League Baseball con i Cincinnati Reds all’età di 22 anni, nel 1963. Pete fa subito capire che è fenomeno nel box di battuta, vincendo il premio di Rookie of The Year, assegnato alla migliore matricola della National League, una delle due leghe appartenenti alla Major League Baseball.

Nel 1965 all’età di 24 anni viene convocato al primo dei suoi 17 (DICIASETTE) All-Star Game in carriera. Tre anni dopo Rose inizia la stagione con ventidue partite consecutive con almeno una valida, in seguito subisce un infortunio che lo tiene fermo un mese e al rientro piazza una valida in ognuna delle successive diciannove gare. Nella stagione 1973 si porta a casa il suo unico premio di MVP dopo aver battuto 230 valide con un .338 di media battuta. In quella stagione i Reds arrivano fino alle Championship Series, le finali che decretano l’accesso alle World Series, tuttavia perdono alla quinta e decisiva partita contro i New York Mets.

The Big Red Machine

Quella sconfitta in gara 5 segnerà l’inizio della Big Red Machine, considerata dagli esperti come una delle squadre di baseball più forti della storia. Oltre a Pete Rose, di quella corazzata fanno parte anche Johnny Bench, Ken Griffey Sr., Tony Perez e Joe Morgan, guidati dal leggendario manager Sparky Anderson. Nel 1975 i Cincinnati Reds vincono il terzo titolo della loro storia, sfidando alle World Series i Boston Red Sox sconfiggendoli in gara 7. Gara 6, ritenuta dai più come una delle partite più emozionanti della storia, vinta dai Red Sox con un fuoricampo nel dodicesimo inning di Carlton Fisk, è citata anche in una scena da Robin Williams e Matt Damon nel film “Will Hunting – Genio Ribelle”. Damon, tifoso accanito dei Red Sox, non citerà nel film, di cui è sceneggiatore, la sconfitta di Boston in gara 7 contro i Reds di Pete Rose, nominato miglior giocatore delle World Series.

Peter Edward Rose

Al termine della stagione sportiva Rose viene premiato dal magazine Sports Illustrated come Sportivo dell’anno. L’anno successivo i Cincinnati Reds zittiscono tutti i critici e confermano la validità del loro soprannome: dominano la regular season, vincono le Championship Series contro i Philadelphia Phillies per tre gare a zero e le World Series contro i New York Yankees per quattro a zero.

Nel 1978 Pete Rose entra nel club delle 3000 valide, all’epoca composto da soli 13 giocatori e completa una striscia di 44 (QUARANTAQUATTRO) partite consecutive con almeno una valida, pareggiando il record della National League detenuto da Willie Keeler dal 1897. Rose è arrivato molto vicino al record assoluto di 56 partite consecutive con almeno una valida, detenuto da Joe DiMaggio nel 1941, ancora imbattuto oggi e considerato imbattibile.

Il club delle 4000 valide

L’anno successivo scade il contratto con i Reds e Pete Rose lascia per la prima volta l’Ohio firmando con i Philadelphia Phillies, i principali rivali di division di Cincinnati. I Phillies sono stati fondati nel 1883 e sono la squadra professionistica più antica dell’intero Paese. Non hanno mai vinto le World Series, partecipandovi solo due volte (1915, 1950) nella loro lunghissima storia. Rose raggiunge in Pennsylvania il grande Mike Schmidt, un altro che si può inserire nel club dei più grandi di sempre, e insieme vincono il primo titolo della storia dei Phillies nel 1980, sconfiggendo i Kansas City Royals in sei partite, con Schmidt nominato MVP delle World Series. I Phillies si ripetono nel 1983, l’anno peggiore dal punto di vista delle statistiche individuali per Pete Rose, ormai quarantaduenne ma pur sempre una macchina nel box di battuta dietro casa base.

Nel 1984 firma un contratto da un anno con i Montreal Expos, coi quali batte la valida numero 4000 in carriera, traguardo raggiunto in passato solamente da un gigante del baseball come Ty Cobb. A metà della stagione è coinvolto in uno scambio e viene rispedito ai Cincinnati Reds. Alla firma del contratto viene nominato giocatore-allenatore, ruolo che ricoprirà fino al 1986, quando seguirà la squadra solo dal dugout (panchina) per le successive tre stagioni.

Peter Edward Rose

L’11 settembre 1985 batte la valida numero 4192 in carriera e supera Ty Cobb nella classifica di tutti i tempi, diventando il battitore più prolifico di sempre. Chiuderà la carriera da giocatore nel 1986 con 4256 valide, record assoluto e anche questo come altri difficilmente raggiungibile in futuro.

L’accusa di scommesse e il baratro

Il 1989 è il quinto anno per Pete Rose da manager dei Cincinnati Reds, tuttavia si tratta anche dell’anno in cui viene fuori l’altra faccia della medaglia di una carriera che sembrava destinata a essere consacrata come una delle migliori di sempre.

Rose viene interrogato informalmente dal neo-commissioner del baseball Bart Giamatti a proposito di alcune voci giornalistiche di un suo coinvolgimento in ambito di scommesse sul baseball. Rose ammette di aver scommesso su partite di football americano e basket, ma nega il suo coinvolgimento in scommesse riguardanti lo sport in cui era stato protagonista nell’ultimo quarto di secolo.

Sports Illustrated, lo stesso magazine che aveva premiato Rose come “Atleta dell’anno” meno di quindici anni prima, pubblica un report in cui sono contenute accuse di scommesse su partite di baseball contro il manager dei Reds. In seguito alla pubblicazione Giamatti nomina John M. Dowd, un importante avvocato, che ha il compito di indagare in seguito alle accuse mosse contro Rose.

Dowd pubblica il suo report in cui accusa Rose di aver scommesso su 52 partite dei Reds durante la stagione 1987, al suo primo anno nel ruolo di solo manager. Dowd dichiara che Rose è arrivato a scommettere anche 10.000 dollari al giorno per ogni partita. La situazione è gravissima e la MLB è costretta ad intervenire, nonostante Rose continui a respingere le accuse pubblicamente.

Per evitare che la questione si allarghi e danneggi l’immagine dell’intero sport, le due parti si mettono d’accordo e il risultato è il bando totale dal baseball professionistico di Pete Rose comprendente anche la sua ineleggibilità nella Baseball Hall of Fame. Uno dei più grandi giocatori di baseball di sempre non verrà eletto nella stanza delle leggende del baseball, il massimo obiettivo a cui un professionista che gioca in MLB aspira, e non potrà più allenare nessuna squadra di Major o Minor League.

Nel 1990 i Cincinnati Reds, sotto la guida del leggendario manager Lou Piniella, molto famoso per le sue sfuriate contro gli arbitri che gli sono costate ben 64 espulsioni in carriera, vincono le World Series e si riprendono alla grande dallo scandalo che ha portato al bando del loro ex manager.

Tornando al report di Dowd, al suo interno non viene specificato se le scommesse di Rose fossero state a favore o contro i Reds. Tuttavia essendo il manager della squadra, avrebbe potuto gestire le sostituzioni dei lanciatori in favore delle sue scommesse.

I commissioner che si sono susseguiti hanno respinto tutti i ricorsi che Pete Rose ha fatto successivamente al suo bando, anche se il sito ufficiale della MLB dopo parecchi anni ha finalmente inserito le sue statistiche da record, fino a quel momento non presenti. Nel 2020 Pete Rose ha fatto il suo ennesimo ricorso dichiarando che le sue scelte da manager non avrebbero cambiato l’andamento delle partite da lui scommesse, mentre a differenza sua altri giocatori di baseball che hanno imbrogliato, facendo uso di steroidi, non sono stati bannati.

Il ritiro del numero 14

Nonostante la sua sospensione indeterminata, i Cincinnati Reds hanno inserito Rose nella Hall Of Fame della franchigia nel 2016 e hanno ritirato il leggendario numero 14 vestito per tutta la sua carriera in MLB.

Tornando da questa parte dell’oceano, il caso in Italia è ancora in via di sviluppo e a differenza di quello di Pete Rose sembra si tratti di un sistema con vari protagonisti. Negli Stati Uniti dopo Rose non si sono più verificati casi eclatanti di scommesse, anche per via della salatissima punizione afflitta all’ex giocatore dei Reds.

Al contrario in Italia, i casi di scommesse continuano a essere frequenti, partendo dallo scandalo del Totonero di inizio anni 80 arrivando fino a quello del giorno d’oggi e con in mezzo quello del decennio scorso. Fagioli e Tonali, le cui voci dicono abbia scommesso anche sulle partite della sua squadra, hanno patteggiato e tra meno di un anno torneranno su un campo da calcio.

Negli Stati Uniti, se scommetti sulla tua squadra, vieni radiato a vita dal mondo sportivo.

Articolo scritto da Matteo Orsolan

Per gli amici Orso, ama alla follia gli sport americani, finge di giocare a basket, ma guarda soprattutto il baseball e il football americano. Folgorato dai lanci di Tom Brady, dal braccio di Josh Allen, dai fuoricampo di David Ortiz e dalle magie di Manu Ginobili. Soffre per i Buffalo Bills durante l'inverno e per i Boston Red Sox durante l'estate.

Cosa ne pensi del post?

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

GIPHY App Key not set. Please check settings

    alpinisti con bandiera della Germania

    L’alpinismo nella DDR

    sport city day

    Sport City Day a Milano: promuovere lo Sport e creare connessioni