Weah

Non il primo e nemmeno l’ultimo. Cosa può veramente dare, nel senso migliore che conosciamo, uno sportivo di alto livello che sceglie e diventa uomo politico? Tanto, tutto forse poco.

Muhammad Alì traslocò la posizione degli sportivi nella dimensione moderna, Socrates (Capitano della Nazionale brasiliana degli anni ’80 soprannominato il dottore sia per la sua formazione accademica sia per il suo modo di giocare) gli diede impegno sociale e cultura, Weah ha colmato la distanza tra la dimensione stessa e la politica. George Weah non avrà solo l’onere di guidare un paese con un tasso di disoccupazione pari al 50%, appena uscito da due guerre civili, migliaia di profughi e l’immagine del paradiso fiscale per i paesi occidentali ma anche quello di saper cucire un vestito diverso ad un paese africano attraverso le esperienze di carattere internazionale ma soprattutto la maturità acquisita nel mondo dello sport.

Quando Weah calcava i campi della Serie A il 44% della popolazione Liberiana non era nemmeno nata.

Quando Weah vinceva il Pallone d’Oro e il Fifa World Player il suo paese era nel pieno di una guerra interna tra le più cruente degli ultimi anni.

Dovrà scontrarsi con un contesto in cui l’analfabetismo e la gestione tribale la fanno ancora da protagoniste, in una zona con talento da vendere ma devastata dagli altri e da se stessa.

Inverosimilmente grazie ai suoi goal ed al suo modo di stare fuori e dentro il campo ha fatto conoscere uno stato tra i più piccoli del continente africano e non viceversa, uno stato che aveva bisogno di eco e che oggi ha necessità di una guida che dia almeno delle direzioni.

Questo lo Sport te lo insegna e Weah non sembra uno che non lo abbia mostrato. Lo Sport ti obbliga a capire che se vuoi raggiungere i risultati serve abnegazione, sacrificio, passione, gestione del talento e fortuna. Le prime 4 si imparano, si consolidano ed il lavoro le esalta, l’ultima ha necessità che sia cercata, almeno per aumentare le possibilità che accada.

Weah, n.9, bomber di razza, con un filo di eleganza ed un fascino particolare, un giocatore che ha conosciuto 3 tipologie di calcio (Francia, Italia e Inghilterra) differente in giro per l’Europa, mai fuori dalle righe e simpatico anche a chi ne subiva il valore tecnico.

Probabilmente essere George tra i Liberiani e Weah per gli Stranieri lo aiuterà a guadagnare rispetto e, se mai dovesse servire, popolarità. Quella popolarità fuori dallo Sport utile ad un leader politico che, come in campo, dovrà prendere decisioni rischiose ed apparentemente malviste. Un Leader che già conosce il valore intrinseco delle Sfide, dove possono essere vinte e come devono essere preparate ha con sé un vantaggio che la politica non insegna. Uno Sportivo invece che per tantissimi anni è stato distante dalle dinamiche quotidiane della vita comune nelle sue cicliche complessità parte con uno svantaggio reale e che potrà essere colmato solo attraverso la scelta di uomini di fiducia preparati e onesti.

Weah oggi è un rappresentante di un paese povero, poverissimo. Sarà personaggio che sentirà il peso della responsabilità, nelle più angeliche delle visioni, o ne sfrutterà la scia per ottenerne i vantaggi della posizione con altrettanta ambizione?

Se riuscirà, ne avrà guadagnato il mondo dello Sport ed i suoi modelli positivi, una vittoria del modello valoriale, attraverso punti importanti nella speciale classifica della scettica cultura politica.

Solo il futuro ci darà la risposta o perlomeno ci faremo bastare la speranza della sua personalità, la stessa che da giocatore lo faceva rispondere così

“Il problema del Milan? Troppi pensano solo ai ‘cassi’ loro.”

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Io credo che l’aver vissuto una realtà, come quella del calcio professionistico, così diversa e molto più agiata di quella del suo paese potrà, se userà la Testa come primo tra tutti i suoi consiglieri, essere un valore aggiunto al suo “nuovo lavoro”.