Ritratto di Giovanni Trapattoni

Trapattoni

Ognuno di noi idealizza il suo Maestro, il suo Professore.

Lo immagina simpatico, severo al punto giusto, gioioso e coinvolgente nelle lezioni, qualcuno al quale far riferimento e che abbia sempre la risposta giusta al momento opportuno.

Ognuno vorrebbe la parola di conforto ma soprattutto il posto dove riporre la propria fiducia.

Lo è per gli studenti come lo è per gli Atleti che cercano rifugio e nutrono aspettative nei loro Insegnanti e nei loro Allenatori.

A prescindere dalla loro estrazione, classe o forza fisica o semplicemente dal loro modo di intendere lo Sport, ogni giocatore vorrebbe aver avuto almeno una volta nella propria vita un allenatore come Giovanni Trapattoni, un allenatore con personalità ma dallo sguardo simpatico, uno che sa scegliere e sa dirti quale strada prendere, uno che oltre agli anedotti sui suoi tempi sa mettere in campo il meglio di questi traslandolo nella dimensione e nel contesto in cui dirige.

Ha vinto qualsiasi cosa si potesse vincere sia da giocatore sia da allenatore con eleganza, grinta, intelligenza e scaltrezza.

Ha sempre saputo di essere tra i migliori, lo dicevano i suoi occhi ed il suo sorriso.

Spesso ci interroghiamo sul valore della vittoria e della sconfitta, su chi può insegnare il comportamento e la gestione del gruppo, su chi ha saputo essere protagonista in ognuna delle avventure sportive nelle quali ha partecipato, in tutte le epoche in cui ha diretto una squadra di calcio.

Il Trap potrebbe insegnare a sapere vincere, nessuno ha mai guidato la Juventus in 13 stagioni ed è uno dei pochi sportivi ad aver vinto la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Intercontinentale sia da giocatore che da allenatore oltre a detenere il record di vittorie in Coppa Uefa (insieme ad Unai Emery).

Il Trap potrebbe insegnare a saper perdere, dalla sua sfortunata esperienza a Cagliari fino alle delusioni con la Nazionale Italiana in Corea e la Nazionale Irlandese contro la Francia nello spareggio per le qualificazioni Mondiali.

Due episodi su tre in cui la Storia ha testimoniato che fosse colpa sua, tre su tre in cui ne è uscito perdente nei risultati ma incredibilmente vincente agli occhi di tutti.

Ci ha sempre messo la faccia, proprio come fa un vero Maestro, un Professore scaltro, proprio come fa un vero Allenatore che sa di dover lasciare un’eredità fatta di disciplina, sfrontatezza, ironia e passione.

Alla fine Lui non si è servito del Calcio, è il Calcio stesso che si è servito di Lui e del suo modo elegante, intenso e travolgente di trasmettere solidità e concretezza alle sue squadre attraverso il messaggio semplice che dovrebbe, ancora oggi, essere veicolato ai più giovani.

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