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Gianni Mura

Non sono un giornalista, sono un esperto appassionato di Sport che ha sempre amato il giornalismo ma che non ha mai pensato di farlo.

Perché essere giornalista vuol dire raccontare e informare, vuol dire schierarsi e rendere visibili gli schieramenti, vuol dire mettere la firma sotto qualcosa che a volte appare come una sentenza.

Gianni Mura era un giornalista con la G maiuscola, un uomo di un’altra epoca che ha saputo raccontarne altre ma sempre nello stesso modo e con un punto di vista mai schiavo delle regole.

Amava le parole e mi sono avvicinato alle sue rubriche per la sua maniera singolare di ostentare in modo romantico la preparazione e il dovere di un cronista di saper parlare e scrivere.

Mura non era solo la notizia che diventava commento, ma era la sua visione che si faceva notizia, le righe che aspetti quando vuoi farti un’opinione, il riferimento che cerchi quando pensi di poter sbagliare.

Ma un giornalista rispetto a tanti lavori ha l’opportunità di rendere evidente la sua eredità, lo fa attraverso il suo lavoro e le sue uscite,

Mura ci ha lasciato un linguaggio e un modo, che sono molto di più di articoli ben scritti o notizie articolate correttamente, sono lo strumento per tenere vivo quel giornalismo fatto di competenza, arguzia e poesia.

“Qui ti piangono e ti rimpiangono, li conosci tutti e tutti ti conoscevano. E molti dicono la cosa più ovvia, che se venivi qui non eri su quella strada tra Codogno e Casalpusterlengo.”

Questo è solo un estratto della lettera che il 20 dicembre 1992 Gianni Mura scrisse per salutare il suo Maestro e compagno di avventure Gianni Brera nel quale troviamo tutte le verità del momento.

Lo conoscevano tutti Mura e lui poteva dire altrettanto, sia quelli che raccontava sia quella che lo ammiravano e ne scrivono gli elogi.

Lo rimpiangono i più bravi oggi ma domani lo rimpiangeranno in tanti perché del suo giornalismo ne sentiremo la mancanza ma soprattutto il bisogno.

La strada tra Codogno e Casalpusterlengo è une delle più inflazionate nella nostra immobile quotidianità, che presto cambierà e dovrà prendersi l’impegno di formare dei nuovi Gianni Mura.

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