Ancelotti ritratto

Carlo Ancelotti

Autorevole: che ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode (fonte Treccani).

Quando penso a Carlo Ancelotti, al suo modo sempre composto e mai fuori le righe, al suo carisma ed alla sua storia, penso che la migliore descrizione sia l’Autorevolezza, probabilmente il miglior aggettivo che un allenatore possa guadagnare.

La vera chiave di volta per raggiungere risultati di spessore, quelli condivisi, quell’d’insieme, arriva quando un allenatore sa guadagnare l’autorevolezza all’interno dello spogliatoio, la legittimazione della somma tra riconoscimento dell’autorità e stima incondizionata delle capacità, della proposta tecnica.

In questo sistema l’Atleta, e non solo lui, riconosce nella proposta del tecnico lo strumento per raggiungere l’obiettivo, che non è più identico ma comune.

Mourinho può essere riconosciuto per personalità, Ferguson per carattere e intuizioni, Guardiola per idee e comunicatività, Carlo Ancelotti per la sua capacità di ottenere i risultati senza mai sembrare protagonista pur sapendo di esserlo, pur sapendo di essere sotto i riflettori.

Ancelotti ha cambiato il calcio più di quello che immaginiamo. Lo ha inserito nella dimensione dell’educazione e del silenzio, del confronto a voce bassa e del lato buono che può uscire da ogni persona che lavora con lui.

Poco tempo fa, in un’intervista, disse “…ogni componente di uno staff va valorizzato, reso partecipe e responsabile. Ognuno si deve sentire parte di un sistema che deve funzionare per raggiungere l’obiettivo.”

Questo non è solo il ragionamento di un grande Allenatore ma è la visione di un grande Manager che ha saputo crescere di stagione in stagione mettendosi in discussione in diverse piazze vincenti, dimostrando un’intelligenza da vero fuoriclasse.

Ha iniziato al fianco di chi il calcio lo ha sconvolto (Arrigo Sacchi) con umiltà e attenzione, ha “gavettato” in provincia e mai rinnegato le sue origini mettendo al centro del proprio messaggio tecnico la normalità, il confronto quotidiano e l’astuzia nella gestione dei gruppi.

E’ stato calciatore di livello assoluto, assistente furbo, allenatore capace di contestualizzare e brillante nelle scelte. Di Lui si ricordano le idee (tra queste la geniale intuizione dell’Albero di Natale del Milan) ed i trofei, ed è sempre incredibilmente interessante studiarne i comportamenti che nell’apparenza lo fanno sembrare sempre lo stesso, nella sostanza lo inseriscono nell’olimpo dei migliori di sempre.

Perché chi diventa Speciale essendo Normale non è solo Storia da ricordare ma pagine da studiare.

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