Baggio

Baggio, Code e Codini.

Ha illuminato e stupito, e ci ha lasciato con l’amaro in bocca.

Questa potrebbe essere la sintesi che descrive Roberto Baggio, il suo percorso e di quelli che lo hanno visto giocare, che hanno avuto la fortuna di vedere dal vivo uno degli spettacoli di magia più belli che sono stati prodotti sui campi di calcio per un paio di generazioni di appassionati. La parola mago viene dal greco “magos” e il suo significato è più che adatto per rappresentare il calcio di Baggio ed il personaggio Roberto, sapiente di nome e di fatto. Baggio ha avuto un grande merito, forse il più grande, quello di riportare gli Italiani ad indossare la maglia più affascinante del calcio, la n.10.

Eravamo rimasti orfani di Rivera, del suo calcio, della fantasia e di un estro caratterizzanti una tipologia di giocatori che si pensava non nascesse più in questo paese, avevamo vissuto i gloriosi anni 80 tra vittorie di gruppo e trequartisti stranieri ad impreziosire un Campionato che racchiudeva le sette meraviglie del mondo e che se avesse avuto l’eco mediatico riservato alle competizioni moderne avrebbero fatto a gara anche in Sudafrica per accaparrarsi i diritti.

Baggio ha fatto risorgere il mito senza vincere, il che nello sport moderno è praticamente impossibile. Firenze, Torino (nella Juve più sfigata di sempre…), Milano (nel Milan post trionfi e nell’Inter piena di confusione), Bologna (dai tempi di Bulgarelli non aveva questa attenzione), Brescia (Pirlo ancora lo ringrazia e lui ringrazia Mazzone), platee nel quale non è stato ospite ma assoluto protagonista con tempi e modi diversi.

E’ stato Campione di tutti, e lo testimonia la frase della mia compagna sul divano che parlando di Lui con un sorriso ed uno sguardo perso nel vuoto ha sottolineato: ”Chi non ha amato Roberto Baggio?”.

E’ sfuggito agli infortuni dribblandoli con lo stesso talento, illuminando qualsiasi campo dando del Lei al Pallone nonostante la confidenza poteva permettergli di dargli del Tu, ha stupito ogni bambino della mia generazione a prescindere dalla fede calcistica combattendo a denti stretti contro un calcio che si faceva sempre più ‘meccanico’, ci ha lasciato con l’amaro in bocca perché il 16 maggio del 2004 ci siamo detti tutti, “E adesso?”.

Ci siamo messi in coda per vedere il suo spettacolo ed abbiamo sognato un codino, nonostante ci stesse malissimo.

Continua a leggere

Personaggi
Weah

3
Commenta il post

avatar
1 Commenti principali
2 Risposte
2 Followers
 
Commenti con più reazioni
Commenti "caldi"
2 Autori
Matteo SchiavoneZuzzicat Autori recenti
  Notifiche  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami
Zuzzicat
Ospite
Zuzzicat

Sarebbe bello avere un Codino in Russia oggi…anche con lo stesso finale,ma averlo….