Muhammad Alì

Alì

C’è chi faceva a cazzotti, chi faceva a pugni, chi portava colpi, chi aveva la mano pesante, chi scappava e rientrava, chi non ti faceva respirare, e poi c’era Alì.

Non voglio raccontare momenti epici che lo hanno reso grande ne descriverne la tecnica pugilistica (non ne sarei in grado) ma darne una lettura più specifica.

Cassius Clay o Mohammad Alì che dir si voglia è stato l’immagine vivente della disciplina sportiva che ha saputo rappresentare per tutta la sua vita. È metafora del Pugilato e della sua dimensione con tutta la sua indolenza e fascino, con i suoi colori ed i suoi difetti.

L’infinito e mai risolto contrasto tra odio e amore, tra chi lo disdegna perché simbolo di violenza e chi lo ama perché emblema di sportività e rispetto delle regole.

Il Pugilato non ha vie di mezzo, il bianco contro il nero, il rosso contro il blu, proprio come Alì che voleva e sapeva di essere il più forte inserito in una società che si faceva multirazziale e ne detestava l’apparenza. Ha rifiutato la Guerra pur essendo un combattente, ha cambiato nome, costruito un personaggio, ha portato (chiaramente non da solo…) lo sport show business in Africa e Asia decenni prima che arrivasse addirittura negli USA.

E’ stato legge e legislatore di se stesso, in uno sport fatto di regole e pochi spazi, dove prima o poi l’avversario ti scova se scappi e dove prima o poi cadi. Lui è caduto più volte ma nessuno ricorda quando, Lui è stato più volte campione ma non ricordiamo precisamente quante.

Esattamente come la Boxe. Ne viviamo il sapore ed i gesti, cadiamo sotto i colpi dell’attrazione del confronto ma ricordiamo a malapena chi lo ha vissuto, se non per cognome e poco per effettiva conoscenza.

Mohammad Alì ha riscritto le regole della strafottenza e della presunzione necessaria per essere il migliore, ha portato la leggenda sportiva oltre lo sport stesso incastrando per la prima volta nella storia razzismo, religione, politica e simbolismo.

Cassius ha vissuto in pieno nella delicata zona di trapasso tra i dolci anni ’60 ed i pericolosi anni ’70 tra rivoluzioni e isterismi, in una società completamente disorientata dai cambiamenti sociali.

Un pugile che ha saputo incantare sportivamente e ispirare le masse nei decenni successivi ha garantito viva eterna al pugilato ed al suo complicato mondo.

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