Sir Alex Ferguson

Alex Ferguson

Talmente tanto bravo da non essere considerato tale.

Il calcio moderno ha appellativo, nome e cognome di chi lo ha cambiato nel metodo e nella strategia, trasformando la posizione dell’allenatore da semplice gestore di tattiche e risorse tecniche in giocatore di scacchi fuori e dentro il campo.

Ci ricordiamo chi stupisce, scriviamo la storia di chi convince, celebriamo la leggenda di chi si ripete, facciamo entrare nel mito chi non fa altro che vincere.

Basterebbe questa frase per rappresentare Sir Alex Chapman Ferguson, l’allenatore di calcio più vincente di sempre che ha modificato il modo di fare calcio con la sua abilità e la sua visione nella quale ha saputo ricavare la giusta dote di fortuna.

La stessa che aiuta gli audaci e allo scozzese si possono rimproverare poche cose ma questa proprio no.

Mi ha sempre dato l’impressione della brava persona con l’aria furba, cattivo al punto giusto, dell’uomo gentile ma dallo spirito irruento, dell’allenatore poco spumeggiante ma che tutti vorrebbero.

Con lui non si è mai parlato di idee, ma sempre di Calcio.

Lo ha portato nella dimensione dei Manager ereditando la storia di Matt Busby, la compostezza di Bobby Charlton e l’arroganza di Brian Clough attraverso un unico grande messaggio: la concretezza.

Ha saputo generare cambiamento non pensando di poterlo o doverlo fare, puntando sui giocatori e sul servizio che la loro qualità dovevano rendere alla squadra, al gruppo, al Manchester United.

Da buon scozzese è diventato il migliore non scommettendo su se stesso ma sugli altri, trasformando l’allenatore moderno da fantino a direttore di scuderia proclamando nessuna crociata al servizio dell’idea ma solo verso lo scopo, l’obiettivo, la vittoria raggiunta non lasciando nulla dietro.

Ha sempre saputo ambire puntando sulla presenza di giocatori di grande spessore umano (Schmeichel, Scholes, Giggs, Rooney …), dalla incessante carica agonistica (Keane, Ferdinand, Stam, …), dalla particolare emotività ed estro (Cantona, Sheringham, Van Nilsterooy, …), dalle spiccate doti tecniche (Beckham, Owen, Cristiano Ronaldo, …).

Sono passati tanti giocatori di caratura internazionale e di qualità superiori, quasi tutti hanno avuto parole di elogio per Lui, gli altri o hanno taciuto o sono stati dimenticati.

Ha saputo scegliere, formare, mantenere, gestire e far coesistere sotto un unico tetto un mix di giocatori dalla forte personalità per circa 25 stagioni sportive in cui il Manchester United non ha rappresentato solo la squadra da battere ma un modello inarrivabile e probabilmente non replicabile.

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