Alberto Tomba

Alberto Tomba

L’Italia è un paese strano, molto strano.

Lo sci ha una tradizione antica che nasce su quelle discese alpine teatro di grandi imprese, non solo sportive, in cui i nostri sciatori sono sempre stati protagonisti.

E’ probabilmente uno dei pochi paesi al mondo in cui sono presenti quasi tutti i paesaggi, tutti palcoscenici naturali, dalle spiagge alle montagne innevate, dalle città ai comuni con un solo campanile, dalla collina verde al pianura umida e paludosa. Ognuno anche a pochi kilometri di distanza riesce ad identificarsi nel proprio microcosmo, tanti paesi in uno, tante differenze e tanti interessi.

Lo sci in Italia ha radici lontane e nello sport la fine gli anni ’70 ha visto primeggiare la Valanga Azzurra grazie alle intuizioni di un direttore tecnico di indiscusso valore come Mario Cotelli e la classe di Gustavo Thoeni.

6 medaglie olimpiche e 5 Coppe del Mondo parlano di qualità, lavoro, elitè.

Detto questo però l’Italia dello Sport ha fatto “suo” lo Sci solo grazie ad Alberto Tomba.

Dalla Valle d’Aosta alla Calabria, dalla Marmolada a Brindisi lui ha cambiato l’immagine ed ha accorciato le distanze con chi ha sempre considerato lo Sci uno sport d’Elite, che non tutti potessero permettersi o praticare con successo.

Ha portato la neve anche dove la neve è presente solo nelle sfere di plexiglass dove qualche paesaggio si innevava agitandolo un po’.

Alberto Tomba ha ipnotizzato le masse con i successi ed il carisma, la forza guascona di chi affronta gli speciali come se ogni discesa fosse la seconda manche, come se avesse dovuto recuperare centesimi anche quando era in testa di qualche secondo.

Aggressivo, sorridente, normale, vincente.

Thoeni era uno dei pochi, la Montagna che sfida se stessa, la classe che nasce sopra i 1500 metri.

Tomba era uno dei tanti, la Collina che si rende orgogliosa, che guarda dal basso verso l’alto ma che alla fine arriva prima di tutti, la potenza che viene dalla gente al limite della maleducazione tecnica, della mancanza di eleganza facendo apparire ogni paletto una vittima sacrificale e non un avversario da scartare.

Il 27 Febbraio del 1988, in un periodo in cui i cellulari non erano smartphone, internet era inaccessibile, i social erano ancora le piazze o le case delle persone si fermarono tutti, e per la prima volta, in prima serata, su Rai Uno, fecero diventare la neve non solo metà di settimane bianche ma Sport d’interesse Nazionale. Mise in standby la serata conclusiva del Festival di Sanremo in un momento in cui la manifestazione canora fagocitava le attenzioni mediatiche di qualsiasi genere.

Tomba vinse la sua seconda medaglia olimpica a distanza di pochi giorni ma la sensazione più strana era nel fatto che tutti si sentivano consapevoli che avrebbe stupito.

Tomba oltre gli indiscussi meriti sportivi (non fu il primo italiano a vincere qualcosa d’importante) ha avuto l’approccio che ha cambiato la veste di uno sport affascinante ma, per motivi geografici, non globale modificando la sua percezione ed il suo seguito.

Scaldò gli animi e tutti almeno una volta, anche solo idealmente, sono saliti sugli sci.

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Mariella Bonsangue

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