Ogni volta che pensiamo di aver visto la sua miglior prestazione si permette di farci ricredere: la pista per Charles non conosce limiti, ogni spazio, ogni cordolo, ogni curva anche quella più pericolosa è un’occasione per lui. Un pilota che divide, forse proprio perché senza scrupoli; o lo ami o lo odi. Ma Leclerc non è solo un talento generazionale, ma un uomo di squadra perché della sua squadra ne ha fatto tutta la sua vita.
Il monegasco ha spesso raccontato di aver sempre sognato di indossare la tuta rossa, correre con il cavallino sul musetto della sua monoposto e girare per le strade della sua Monaco, quelle che lo avevano visto crescere, con l’orgoglio di essere un pilota Ferrari. Ciò che probabilmente non aveva messo in conto è che avrebbe fatto di quell’accordo, un sodalizio, un legame indissolubile.
Leclerc è la cosa migliore che potesse capitare alla Ferrari perché è esattamente ciò che il fondatore, Enzo Ferrari, avrebbe cercato nel suo pilota di punta: carisma, tenacia, responsabilità, talento ma soprattutto amore incondizionato per il cavallino. Ogni volta che sembra essere finita tra Charles e la Ferrari, l’ennesima delusione, l’ennesima strategia errata, l’ennesima vittoria persa lui, uscito dalla sua monoposto con i guanti ancora in mano, non esita un istante a prendersi le sue responsabilità, a difendere il nome della sua squadra anche quando non lo meriterebbe, a giurare ancora fedeltà a quella tuta rossa. Proprio quando tutti gli dicono di andar via, lui resta. Perché per Leclerc la Ferrari non è solo un team di Formula 1 nel quale trova un bell’ingaggio e la possibilità di vincere gran premi o un mondiale; per Leclerc la Ferrari è tutto. Le stagioni a digiuno non lo hanno mai spaventato. I campioni del mondo che lo hanno affiancato in squadra non lo hanno mai spaventato. Tutto il rispetto che Charles Leclerc ha guadagnato nel corso degli anni lo ha guadagnato in pista, correndo, rischiando, facendo sognare i suoi tifosi.

Spesso ci si dimentica che la Formula 1 non è solo uno sport di squadra: ogni volta che la visiera del casco di un pilota si abbassa, non esistono più compagni di squadra, non esistono più limiti per i veri piloti. Tutti sono li per vincere, ognuno pensa per sé, ognuno vuole dimostrare ciò che è. Leclerc divide perché non sarebbe l’uomo di squadra che alcuni vorrebbero: la verità è che la Formula 1 rischia di diventare un copione già scritto prima ancora del giro di formazione. Finché la lotta è pulita e il rischio di danneggiare la squadra non è reale, i piloti dovrebbero essere liberi di correre senza alcun ordine di scuderia. Charles corre, gareggia, sa di poter chiudere gli scontri in pista senza compromettere la sua squadra ed è ciò che ha sempre fatto. Ma Charles è anche un compagno onesto che quando sa di non averne, lascia passare il suo compagno. Non è così diverso dai grandi della storia: il suo idolo Ayrton Senna non conosceva compagni quando il semaforo si spegneva e questo lo ha probabilmente reso il pilota che è. Non il più forte della storia sulla carta, ma un pilota degno di esser definito tale e ricordato dai libri di storia di questo sport.
Leclerc divide solo se si guarda la Formula 1 con occhio di prevedibilità. La Formula 1 nasce per non avere limiti: non conosce paura, non conosce previsioni, quella che poteva sembrare un’ottima strategia si rivela essere la peggiore in assoluto. Tutto può cambiare in un istante e chi ama questo sport, lo guarda per questo. Oggi la tecnologia e i dati hanno forse tolto un po’ di magia a quello che era prima, ma sono proprio i piloti come Charles che ci permettono ancora di vedere la vecchia Formula 1.
Chi ama la Ferrari, ama Leclerc. I tifosi ferraristi aspettano un mondiale a Maranello dal 2009. Sono passati 17 anni, eppure chi crede in quei colori e in quel cavallino non ha mai smesso di aspettare e di sperare che “quest’anno sia quello giusto” e così fa Charles. Dal 2019 corre con la scuderia e su otto anni a Maranello le vittorie nel suo palmarès si contano sulle dita di due mani; ma Leclerc non ha mai voltato le spalle alla sua squadra e ha deciso di rimanere ancora e ancora consacrando la sua carriera e la sua vita in pista alla ricerca di ciò in cui crede da sempre, nonostante il tempo, nonostante le delusioni, nonostante le occasioni sfumate e le offerte di altri team molto più competitivi, dando ai veri tifosi del Cavallino rampante qualcosa in cui credere e diventando la guida da seguire in questa attesa interminabile.
