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Le Mans: tra cambiamenti che hanno fatto la tradizione

La storia e i segreti della regina dell’endurance

La tappa francese è la più famosa nel mondo del motorsport e dell’automobilismo in particolare, si tratta della gara endurance per eccellenza, dalla quale è nata l’odierna categoria WEC. Ma perché Le Mans è così ambita da team e piloti, e soprattutto perché è così speciale tra gli appassionati?

Le origini e caratteristiche della regina del motorsport

L’obiettivo della competizione era quello di testare la durata e affidabilità sulla lunga percorrenza delle automobili sportive da turismo, ma la gara fu un tale successo che quella che si disputerà quest’ anno sarà la 93esima edizione di Le Mans, la prima si tenne tra il 26 e 27 maggio del 1923 e vide protagonisti André Lagache e René Leonard con la storica Chenard & Walcker Sport.

storia di le mans

A differenza di oggi infatti si gareggiava quasi sempre con due piloti per vettura, anziché tre, cosa che può sembrare una follia per una gara così impegnativa a livello fisico e mentale, soprattutto a quei tempi.

La situazione non a caso è rimasta invariata fino al 1970, quando proprio per incrementare la sicurezza dei piloti legata al fattore fisico e mentale è stata introdotta la possibilità di aumentare il numero per equipaggio a tre, allungando così i tempi di riposo e diminuendo quelli di guida per i piloti, i quali con la vecchia normativa erano costretti a carichi di lavoro non del tutto equilibrati con tempi di riposo conseguentemente ristretti.

Nonostante sia raro attualmente vedere equipaggi da due piloti è in discussione la modifica per l’obbligatorietà di tre come numero minimo, con Porsche che sposa pienamente l’idea dopo la possibilità di schierare un’ulteriore 963 in griglia per la quale cercava e ha trovato un nono pilota, Pascal Wehrlein.

Alle 16 era prevista la partenza, che proprio grazie alle prime edizioni è divenuta una caratteristica della gara riconosciuta in tutto il mondo e replicata poi anche in altre competizioni per il suo fascino.

Tutte le vetture sostavano in fila su un lato del circuito della Sarthe, mentre i piloti erano sul lato opposto: al via contrassegnato dalla bandiera francese correvano verso le auto e saltavano letteralmente all’interno, accendevano i motori ingranando la prima marcia e i più veloci nella procedura erano i favoriti.

Anche le qualifiche erano diverse da quelle odierne, non erano previste sessioni specifiche proprio per la tipologia di start che non prevedeva la griglia. Battezzata come la leggendaria “partenza Le Mans” anche questa resta in vigore fino a poco prima degli anni ’70 per motivi di sicurezza, a causa degli incidenti gravi che potevano accadere nel caos che si generava.

Altra caratteristica figlia delle prime edizioni di Le Mans è la lunghezza del circuito, oggi lungo complessivamente 13 chilometri, che ha cambiato nel tempo configurazione ma ha comunque sempre visto protagonisti i grandi rettilinei, dove sono avvenuti sorpassi storici e sono state raggiunte elevate velocità mai registrate prima, a tal proposito si ricorda l’iconico record di oltre 400 km/h raggiunto nel 1988 dalla Peugeot P88 di Welter-Meunier guidata da Roger Dorchy.

La vettura paradossalmente fu progettata proprio con lo scopo primario di raggiungere tale velocità a Le Mans, obiettivo centrato sul rettilineo di Mulsanne prima che venissero introdotte nella configurazione le chicane, per fare al meglio la Arche i piloti infatti devono rallentare e avere il pieno controllo della vettura, questo fu il risultato di un’altra modifica da parte della FIA al fine di ridurre i pericoli legati a velocità così elevate. Altro elemento caratterizzante delle prime edizioni era avere regole semplicissime, una su tutte il fatto di poter gareggiare con qualsiasi motore e una volta iscritti vinceva chi riusciva a percorrere più chilometri in 24 ore.

Parte integrante della competizione è anche la parata che si tiene in centro città a Le Mans il venerdì prima del weekend di gara, dove tutti i piloti sfilano con le loro vetture permettendo a tifosi ed appassionati di vedere da vicino i prototipi LMP2, Hypercar e LMGT3. Ormai divenuta vero e proprio rituale per celebrare la tradizionalità dell’evento attirando anche migliaia di turisti verso le zone esterne al circuito.

Inoltre anche la pesatura per regolare il BoP, controlli tecnici per bilanciare le prestazioni di ogni vettura, avviene in Place de la République, seguita in genere dalla giornata di guida in città partendo da Place du Jet d’Eau dando il via alla competizione una settimana prima dello start ufficiale in pista. Quest’anno saranno ben 186 i piloti e 62 le vetture.

Porsche: Molto più di una curva

Sono da sempre tantissimi i costruttori che gareggiano a Le Mans, per il motivo alla base della competizione menzionato in precedenza, tra le diverse case ricordiamo: Ford, Mercedes, Ferrari, Peugeot, Chevrolet, Toyota e Audi. Ma uno su tutti, Porsche.

storia di le mans
porsche 1970

La casa costruttrice tedesca è indissolubilmente legata alla storia del circuito, seppur la sua prima edizione disputata risalga al 1951 e la prima vittoria ottenuta al 1970 di vittorie ne vanta ben diciannove, seguita dalla connazionale Audi che invece ne conta tredici.

L’inizio della leggenda Porsche a Le Mans affonda le sue radici proprio nella prima gara disputata nel 1951 poiché anche senza vittoria segna la presenza continua da allora della casa costruttrice tedesca alla competizione, grazie alla quale ha potuto mettere a segno svariati record, iconici modelli di vetture e soprattutto famose tecnologie che ha trasportato anche alle automobili sportive di serie facendosi pioniera dell’essenza sviluppo e test intrinseco in Le Mans.

Tra le diverse invenzioni è impossibile non ricordare il blocco d’accensione caratteristico delle Porsche sulla sinistra, legato alla partenza Le Mans di cui abbiamo parlato in precedenza: l’accensione avveniva sulla sinistra vista la posizione classica sia della chiave che del cambio sulla destra, rendendo difficile per i piloti azionare il motore e ingranare la prima marcia contemporaneamente.

La mossa di Porsche permise di agevolare così la tempestività e partire subito rispetto agli altri, quando le cinture di sicurezza divennero obbligatorie tale ingegno risultò nullo in quanto i tempi di reazione vennero inevitabilmente allungati, eppure ormai questo tratto distintivo continua ad essere di serie nei modelli stradali della tedesca rimarcando il legame storico con Le Mans.

Porsche in particolare racchiude tutti questi elementi in un modello storico per Le Mans: la 917. Vettura protagonista di due vittorie consecutive, nel 1970 regalando il primo trionfo tedesco con Richard Attwood e Hans Hermann, e nel 1971 con Helmut Marko e Gjis van Lennep divenendo anche il prototipo di sviluppi aerodinamici passati alla storia. I modelli che hanno vinto le due edizioni consecutive negli anni ’70 erano difatti denominati: Kurzheck che sta a significare “coda corta” e presentava la parte inferiore aperta per migliorare il raffreddamento e la stabilità del posteriore, ottenendo una guida molto stabile in curva sacrificando però la penetrazione aerodinamica per la velocità in rettilineo.

storia di le mans
porsche 917 gulf

L’altro modello era Langheck, ovvero “coda lunga” che prevedeva il ragionamento inverso. La 917 ha ottenuto anche il record di distanza percorsa a circa 220 km/h restando imbattuta fino al 2010 e la livrea Gulf è arrivata fino ad Hollywood divenendo simbolo del film “Le 24 Ore di Le Mans” con Steve McQueen.

Il contributo di Porsche nella storia di Le Mans è evidente anche nelle modifiche subite dal tracciato nel corso del tempo e quindi all’evoluzione della competizione, oggi sono parte del layout le famose curve Porsche costruite nel 1972 e finanziate dall’omonima casa tedesca per il progetto di estensione della pista alle zone collocate fuori le strade pubbliche, con lo scopo di modernizzare il layout e soprattutto di rendere più spettacolari le gare.

Inizialmente si trattava soltanto della curva 23 che poi ha incorporato diverse curve, rendendo le Porsche una vera e propria sezione del circuito considerata punto chiave per le diverse curve strette e ravvicinate, con cambi di direzione continui che mettono a dura prova la precisione dei diversi piloti nell’ utilizzo dei freni e dell’acceleratore.

Articolo scritto da Iolanda Cozzolino

Cresciuta tra il profumo di benzina e l'essenza dei motori. Studentessa di Sociologia e comunicazione, per tutti "casco matto"

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