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Infortunio muscolare a calcetto: cos’è la Tecarterapia e perché accorcia i tempi di recupero

Capita quasi a tutti quelli che giocano a calcetto il mercoledì sera: uno scatto secco per andare a recuperare un pallone e, all’improvviso, una fitta al polpaccio o alla coscia che ti blocca a metà campo. Il giorno dopo il muscolo è indolenzito, magari gonfio, e la domanda che ci si fa subito è sempre la stessa: quanto tempo starò fermo?

Negli ultimi anni, tra le terapie più usate per accorciare questi tempi si è diffusa sempre di più la Tecarterapia, una tecnica che in molti centri di fisioterapia è ormai uno standard per il recupero degli infortuni muscolari sportivi.

Gli infortuni più comuni nel calcio amatoriale

Chi gioca a calcetto con regolarità conosce bene il repertorio di infortuni che si ripete stagione dopo stagione: contratture al polpaccio o al bicipite femorale, stiramenti e strappi muscolari negli scatti a freddo, distorsioni alla caviglia sui terreni sintetici. Nella maggior parte dei casi si tratta di infortuni muscolari di primo o secondo grado, che con il trattamento giusto guariscono senza lasciare conseguenze, ma solo se gestiti correttamente fin dai primi giorni.

Cosa succede al muscolo quando si infortuna

Quando una fibra muscolare si lesiona, il corpo attiva una risposta infiammatoria naturale: la zona si gonfia, la circolazione locale rallenta e si forma una sorta di piccolo ematoma interno che il corpo dovrà riassorbire. È proprio questa fase, ovvero infiammazione, riassorbimento e poi ricostruzione del tessuto, a determinare i tempi di recupero. Più si riesce ad accelerare in sicurezza questo processo, prima si torna in campo.

Cos’è la Tecarterapia

La Tecarterapia è una terapia strumentale che utilizza energia a radiofrequenza per stimolare dall’interno i tessuti biologici, agendo direttamente nella zona lesionata senza bisogno di farmaci.

A differenza di altre terapie che agiscono “dall’esterno”, come il classico ghiaccio o gli ultrasuoni, la Tecar lavora aumentando la temperatura interna del tessuto in modo controllato, richiamando sangue e ossigeno proprio dove serve per accelerare i processi di riparazione.

Perché accorcia i tempi di recupero

Il meccanismo alla base della Tecarterapia è semplice da capire anche per chi non è del settore: aumentando localmente il microcircolo sanguigno, arrivano più nutrienti e ossigeno alle fibre danneggiate, mentre vengono smaltiti più rapidamente i prodotti di scarto dell’infiammazione.

Il risultato pratico è una riduzione del gonfiore e del dolore già dopo le prime sedute, e un tessuto che si ripara in tempi più rapidi rispetto al solo riposo.

Non è una bacchetta magica, il tempo biologico di guarigione di un muscolo esiste comunque, ma nella pratica clinica è una delle terapie che i fisioterapisti sportivi usano più spesso proprio per questo effetto acceleratore.

Quando si può usare (e quando no)

Nelle primissime ore dopo l’infortunio, quando l’infiammazione è ancora acuta, il protocollo classico resta il riposo, il ghiaccio e la compressione.

La Tecarterapia entra in gioco tipicamente nei giorni successivi, quando un fisioterapista ha valutato l’entità della lesione ed è il momento di lavorare per riassorbire l’ematoma e stimolare la rigenerazione del tessuto.

Per questo è importante non improvvisare: farsi valutare da un professionista permette di capire qual è il momento giusto per iniziare, evitando di intervenire troppo presto o troppo tardi.

Cosa aspettarsi da una seduta

Una seduta di Tecarterapia dura in genere tra i venti e i quaranta minuti ed è del tutto indolore: il fisioterapista applica un elettrodo sulla zona da trattare e regola l’intensità in base alla sensibilità del paziente, che avverte solo una sensazione di calore crescente.

Il numero di sedute necessarie varia a seconda della gravità dell’infortunio, ma spesso bastano poche applicazioni ravvicinate per notare una differenza concreta nella mobilità e nel dolore.

In conclusione

Tornare in campo troppo presto dopo un infortunio muscolare è probabilmente l’errore più comune tra chi gioca a calcetto per passione: si rischia di riaprire la lesione e allungare ulteriormente i tempi di stop.

Farsi seguire da un fisioterapista, magari con l’aiuto di strumenti come la Tecarterapia, resta il modo più sicuro per recuperare bene e in tempi ragionevoli, senza rischiare ricadute.

Articolo scritto da Luca De Matteis

Classe 1980, laurea in storia medievale, ex calciatore di estro e stampo periferico, ex nuotatore ormai all'asciutto, oggi lavoro nel campo della comunicazione. Tifoso romanista e aspirante allenatore, insomma una bomba ad orologeria col timer fuori uso.

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