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Il cavallino rampante più famoso del mondo

Come un animale fiero e mitologico è diventato il simbolo di un motore da Gran Premio

Quanto può essere una coincidenza che le stalle dei cavalli siano chiamate “scuderie”, esattamente come succede nella Formula 1? E i “box” dove si cambiano al volo le gomme? Ritorniamo sempre al mondo equestre. E sapevate che il “paddock” dove guardiamo ammirati i piloti, è omonimo del recinto esterno dove pascolano liberamente i nostri amici equini?

Da dove nasce il logo delle macchine sportive per eccellenza?

Cavalli e uomini sono legati da una storia ben più lunga e profonda di quella che ci possiamo immaginare, che va al di là di qualche parola in comune. Pensiamo, per esempio, a quanto siano state fondamentali le carrozze: sono stati un mezzo di trasporto eccezionale, ci hanno portato e ci portano sulla loro groppa senza troppe pretese, sono stati fedeli compagni in guerra e ora sono considerati al pari di un cane o gatto domestico.

È probabilmente per questo che, nell’evoluzione che dal calesse ci ha portato ai motori, alcuni dei padri fondatori di importantissime case automobilistiche, nel loro logo, hanno voluto omaggiare questo splendido animale. Dalle Ford Mustang, alle Porsche, fino al più famoso: il cavallino rampante della Ferrari.

Qual è, quindi, la razza di questo simbolo centenario? Un prodotto tutto italiano, come la scuderia: la Real Razza Persano.

La Real Razza Persano

I cavalli della Real Razza Persano (o Razza Governativa di Persano) sono storia che cammina a quattro gambe e, oggi, rischiano l’estinzione.

Persano, frazione del comune di Serre (in provincia di Salerno), è il luogo di nascita di questi animali. Tra il 1744 e il 1752 (le fonti variano di data), re Carlo III vi fece costruire una casina di caccia e diede vita a un allevamento estremamente pregiato, che mescolò cavalli di varia provenienza meridionale (napoletana, siciliana, calabrese, pugliese), con stalloni di razza andalusa e provenzale, dando come risultato questi splendidi equini da sella.

Real razza persiano cavalli

All’inizio del XIX secolo, parteciparono addirittura alle battaglie napoleoniche, stando proprio sotto la sella dello stesso Napoleone. Tuttavia, dopo l’Unità d’Italia, venne cancellata ogni traccia dei Borboni, inclusi i meravigliosi Persani e solo all’inizio del nuovo secolo, si cercò di riprendere l’allevamento per la cavalleria militare.

Oggi, l’associazione “Persano nel Cuore” e il Principe Alduino di Ventimiglia di Monteforte Lascaris fanno di tutto per conservare e difendere una delle razze più pregiate del nostro Bel Paese, con circa cinquanta esemplari tutti di proprietà del Principe. Dopo un’infinita attività burocratica, finalmente, i cavalli sono tornati a casa, a Persano, lo scorso 8 ottobre 2023. Erano passati 50 anni dall’ultima volta che uno di loro aveva pascolato per quei prati.

L’arrivo in Ferrari

E, allora, quando entra in gioco Enzo Ferrari? Dobbiamo andare per gradi, prima di poter giungere alla Rossa per eccellenza.

Il piccolo cavallo rampante, infatti, arriva dal mondo dell’aviazione ed era l’emblema personale di Francesco Baracca, maggiore e pilota della Prima Guerra Mondiale, abbattuto nel 1918.

Francesco Baracca

Baracca frequentò la scuola di cavalleria presso il 2° Reggimento “Piemonte Reale”, che possedeva come stemma questo cavallino impennato in argento, con la coda abbassata, su sfondo rosso. E fu così che decise di apporlo sulla carlinga del suo aereo (la parte anteriore che contiene l’equipaggio).

Pochi anni dopo, Enzo Ferrari conobbe la madre, la contessa Paolina Baracca, che, dopo la sua vittoria nel 1923 al Circuito del Savio come pilota Alfa Romeo, gli propose di adottare questo simbolo come porta fortuna sulle sue auto. Solo nel 1932, però, gli venne concesso di utilizzarlo, leggermente modificato: si ispirò alla razza del cavallo Persano, mantenne il nero come era stato cambiato da Baracca, sollevò la coda, ne venne snellita la figura e lo sfondo divenne giallo, il colore di Modena.

Abbiamo parlato di grandi personaggi e pagine di storia che, speriamo, non verranno mai dimenticate. Possiamo, perciò, solo augurarci che questa splendida unione di cavalli e motori continui a portare importanti frutti a livello sportivo, ma anche dal punto di vista della salvaguardia di questi animali, emblemi di un passato glorioso e che non deve essere lasciato a se stesso.

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Articolo scritto da Cristina Castagnola

Appassionata di equitazione, fotografia e tanto amore per qualunque sport. Tutto ciò che riguarda l’arte, in ogni forma, occupa un posto importante nel mio cuore.
Laureata in lingue in triennale e in comunicazione in magistrale (work in progress).
Nessuna paura di faticare, in Liguria siamo abituati a lottare anche contro la nostra stessa terra.

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