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L’Halo: il vigile silenzioso della Formula 1

Tecnica e rivoluzione di uno strumento salva-vita

Scopriamo la tecnica e la rivoluzione che stanno dietro a questo strumento salva-vita a lungo dibattuto e non apprezzato da piloti e tifosi nel mondo della massima categoria

Per quanto possa pensarsi il contrario, la Formula 1 resta tutt’oggi uno degli sport più pericolosi al mondo. La velocità massima raggiungibile dalle monoposto, le condizioni estreme nelle quali a volte i piloti si trovano a dover competere ed il layout di alcuni dei circuiti presenti sul calendario, ci hanno mostrato più volte scenari da fiato sospeso e non sempre “a lieto fine”.

L’ultima occasione in cui abbiamo infatti assistito alla morte di un pilota nella massima categoria non è poi così lontana. Era il 2014 infatti, quando Jules Bianchi, pilota dell’allora scuderia Marussia, a soli 25 anni perse la vita sul circuito di Suzuka, quando durante la rimozione da parte della gru mobile di un’altra monoposto finita fuori al giro precedente, Bianchi perse il controllo della sua che finì sotto al mezzo. Da subito le sue condizioni furono critiche e venne operato d’urgenza per ematoma cerebrale. Il giovane morì purtroppo nel luglio 2015, dopo 9 mesi di coma.

È proprio il 2015 l’anno in cui il prototipo dell’Halo, portato avanti dal team Mercedes, iniziò ad essere testato sulle monoposto di Formula 1, che voleva dare una svolta decisiva alle sue norme di sicurezza, per essere poi definitivamente utilizzato a partire dal 2018.

Cos’è l’Halo

L’Halo è uno strumento di protezione rivoluzionario adottato appunto dalla Federazione Internazionale nel 2018 su tutte le monoposto. Dal punto di vista tecnico l’Halo consiste in una staffa che circonda la testa del pilota e la visuale anteriore della monoposto. È completamente realizzato in titanio ricoperto di fibre di carbonio e viene fissato alla monoposto in 3 punti: due di questi sono ai lati della testa del pilota ed uno nella parte anteriore della scocca che a seguito dell’introduzione di questo strumento è stata appunto modificata. Ciascun punto deve resistere a dei crash test durante i quali, l’Halo viene sottoposto a sollecitazioni meccaniche di diversa intensità.

La vera rivoluzione rappresentata dall’Halo sta però nella sua capacità di resistere ad un peso di circa 5.400 kg e di deflettere un oggetto che impatti con esso ad una velocità di 225 km/h. Le sue proprietà lo rendono quindi, pressoché indistruttibile.

L’Halo è omologato per tutte le monoposto e viene prodotto da aziende scelte in prima persona dalla Federazione, che lo producono per tutte le Scuderie del circus.

Controversie e discutibilità estetica

Al suo ingresso in formula 1, l’Halo non venne accettato con piacere dai vari team ed i rispettivi piloti. Era visto come uno strumento di intralcio alla visuale e che rendeva in qualche modo antiestetiche le monoposto.

In realtà il suo impiego trascendeva la parte estetica in quanto era l’esponenziale aumento della sicurezza a renderlo straordinario.

L’inversione di tendenza delle opinioni sull’Halo

Non tardarono ad arrivare episodi che dimostrarono la sua effettiva natura rivoluzionaria: a Spa 2018 infatti, l’incidente tra Fernando Alonso e l’allora rookie Charles Leclerc, vide proprio l’Halo come protagonista. Il pilota spagnolo, infatti, a seguito dell’impatto in partenza con un’altra vettura in pista si ritrovò a bordo di una monoposto volteggiante in aria che planò proprio sulla monoposto numero 16 di Charles Leclerc.

Leclerc Alonso incidente
Fonte: PlanetF1.com

L’Halo permise al pilota monegasco di non essere schiacciato dall’anteriore destra della McLaren di Alonso che invece subì un “effetto rimbalzo” proprio grazie ad esso.

Bahrain 2020

Il vero momento in cui però l’Halo ottenne l’attenzione e l’apprezzamento meritati è collegabile al gran premio del Bahrain il 29 novembre 2020. È alla partenza della gara sul tracciato arabo che il pilota russo Daniil Kvyat dell’AlphaTauri e il pilota francese Romain Grosejan della Haas hanno un contatto.

Tutto ciò che i tifosi da casa riescono a vedere è l’impatto contro le barriere e poi il fuoco. La monoposto del pilota Haas si spezza, si incastra nelle barriere e prende fuoco. Uomini del circus e piloti pensano inevitabilmente al peggio: non si sopravvive ad un incidente del genere, non si sopravvive alle fiamme. Viene esposta bandiera rossa e per diversi minuti non si hanno immagini né notizie dal luogo dell’incidente. La Medical Car accosta sul posto e ciò che vede ha dell’incredibile: tra le fiamme scorge proprio il pilota francese, che si è ormai alzato sulle sue stesse gambe e cerca di trovare la via di fuga alla palla di fuoco che lo avvolge. È a quel punto che il medico della Formula 1 Ian Roberts gli tende la mano e riesce a tirarlo fuori.

Incidente F1
Fonte: Eurosport

28 Secondi. Il tempo che Romain Grosjean ha trascorso tra le fiamme: tempo in cui racconta di aver parlato con la morte, aver pensato alla sua famiglia. Dichiara qualche settimana dopo:

“Avevo un piede incastrato nella monoposto. Non riuscivo a liberarmi e sentivo i guanti iniziare ad attaccarsi alla pelle. So di aver parlato con la morte in quel momento. Mi ero abbandonato a lei ma poi ho pensato ai miei figli. Mi sono fatto coraggio, sono riuscito a liberarmi. Se Ian fosse arrivato 5 secondi dopo, non sarei qui”.

A seguito delle indagini svolte sulla monoposto stessa è stato affermato con certezza che è stato proprio l’Halo ad aprire un varco nell’impatto con il guardrail: questo ha permesso al pilota di non scontrarsi direttamente con le lamiere e di restare compromesso solo dalle fiamme che sono divampate dopo che la monoposto si è spezzata.

In tempi ancora più recenti l’Halo dell’Alfa Romeo di Zhou a seguito di un contatto avuto in partenza al gran premio di Silverstone 2022 ha impedito l’impatto del pilota con l’asfalto dopo che la sua monoposto si è capovolta. L’Halo gli ha infatti permesso di strisciare fino a fermarsi completamente.

Ciò che l’Halo rappresenta per la Formula 1 non è quindi anti-estetismo o la riduzione completa del pericolo ed il rischio che caratterizzano questo sport, ma un enorme passo avanti che può rivelarsi salva vita in alcune dinamiche pericolose delle quali i piloti della massima categoria potrebbero essere protagonisti e che grazie ad esso gli permette di uscirne illesi.

Articolo scritto da Martina Nisticò

Se potessi fare una sola cosa per il resto della mia vita quella sarebbe sicuramente parlare tutto il giorno di sport e macchine veloci. Nel mentre sono anche una studentessa.

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