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Dal WRC in Kenya alla F1 in Cina: una domenica mondiale

Takamoto Katsuta e Andrea Kimi Antonelli trovano la prima vittoria nelle rispettive carriere

Due categorie opposte, due mondiali diversi e un’unica prima volta; il motorsport ci ha regalato un weekend pieno d’impegni con il WRC in Kenya e la F1 in Cina, ma soprattutto di emozioni fortissime: Takamoto Katsuta e Andrea Kimi Antonelli trovano la prima vittoria nelle rispettive carriere.

Rally Safari Kenya: la prova più selvaggia del calendario

Il round africano del calendario WRC 2026 è noto proprio per essere il più estremo dell’anno, tra alte temperature, umidità, meteo repentinamente variabile e condizioni del terreno complesse. Anche questa volta ha dimostrato la sua essenza mettendo a dura prova tutti i team e i piloti, in un giovedì che vede Toyota assicurarsi le prime tre posizioni con Oliver Solberg al comando, seguito da Elfyn Evans e un vantaggio di 1:08 min su Sébastien Ogier. Per Hyundai in particolare la sfida è stata sin da subito la temperatura del motore, problema che ha interessato tutte e tre le vetture del team, oltre alla Ford di M-Sport con Josh McErlean.

Nel venerdì la lotta Solberg–Ogier si fa ancora più infuocata, con il recupero del francese sul compagno Evans, mettendosi così a 30 secondi dallo svedese, gap che si riduce tra i due addirittura a soli 7 decimi al penultimo stage della giornata, assestandosi poi a 1 secondo in quello finale. Al sabato però il campione del mondo in carica inizia la mattinata con una foratura che lo costringe a un cambio, perdendo due posizioni e accusando un ritardo di ben 2:08 min. Opportunità per Hyundai che si piazza al quarto posto con un ottimo Adrien Fourmaux.

Nel corso della giornata il britannico Evans, lungo lo SS13, subisce un danno gravissimo alla sospensione, tentando invano di guidare tenacemente fino alla fine con la gomma destra posteriore staccata.

La sospensione di Elfyn Evans

Il dramma si consuma però quando poco dopo le tre Yaris di punta sono costrette al ritiro: Ogier e Solberg riscontrano problemi lungo la strada, alla trasmissione e all’alternatore, mentre Evans non può continuare a causa della sospensione. Katsuta prende di conseguenza il comando, con un vantaggio totale di 1:08 min su Fourmaux e Neuville; sembra quindi anche lotta interna Hyundai, ma purtroppo il belga è costretto anch’esso al ritiro durante lo SS14 dopo tre forature, mentre il tratto “Sleeping Warrior 2” viene cancellato per le condizioni meteo.

Alla domenica, con un distacco di 1:25 min e scambi di simpatiche battute, è bagarre tra Katsuta e Fourmaux, con tre stage a disposizione e il power stage finale.

“Mi ha chiesto se avessi intenzione di spingere, gli ho detto che lo avrebbe poi visto” – Adrien Fourmaux

“16 secondi più veloce?! Beh, non sono niente!” – Takamoto Katsuta

podio del kenya

Nel frattempo c’è anche la battaglia per i punti preziosi della domenica e per la top ten tra Ogier e Solberg, il quale riesce a mettere a segno il colpo finale in un Wolf Power Stage al limite, vincendolo per 2,8 secondi su Ogier. Fourmaux riesce a mantenere la seconda posizione, mentre il terzo gradino del podio resta definitivamente di Sami Pajari dopo il caos del sabato. Il finlandese ha disputato un bel Safari, confermando quanto di buono mostrato al precedente appuntamento in Svezia, al suo primo anno completo di Rally1. Con fermezza, strategia e senza rischi inutili, che in Kenya sono sempre dietro l’angolo, assieme al suo navigatore Aaron Johnston, Katsuta riesce a sfruttare il fato e finalmente a conquistare la tanto voluta prima vittoria nel WRC, proprio dove nel 2021 conquistò il suo primo podio nella categoria.

Diventa uno dei piloti giapponesi vincitori di un Safari Rally, come Kenjiro Shinozuka nel 1992, contrassegnandola come prima volta ancor più indimenticabile.

Il weekend perfetto di Kimi Antonelli

Al secondo appuntamento in Cina il fine settimana sprint per Mercedes e il diciannovenne italiano inizia nel migliore dei modi già in qualifica; Antonelli riesce a mantenersi costantemente vicino al compagno di squadra, il quale è reduce dalla vittoria che ha inaugurato la stagione. Alla prima sprint dell’anno è ancora dominio frecce d’argento con Russell vincitore, ma un finale di gara complicato; il numero 12 infatti chiude al quinto posto dopo una penalità di 10 secondi ricevuta per il contatto con Isack Hadjar.

Kimi in Cina

Alla qualifica della gara lunga Kimi riesce a conquistare la pole position, confermando di saper sfruttare al meglio il grande potenziale della vettura mostrato già a Melbourne. L’italiano parte meglio del compagno britannico; nonostante lo svantaggio del turbo lag di cui soffre Mercedes di default, mantiene la calma e il controllo, gestendo bene la fase post partenza e riprendendosi già al secondo giro la leadership della gara davanti le due positive Ferrari di Hamilton e Leclerc.

Dopo la safety car e la strategia vincente, la gara non è stata comunque priva di tensioni: nelle fasi finali Antonelli ha rischiato qualcosa con un bloccaggio in frenata, dopo aver costruito un gap di 9 secondi su Russell post pit stop, scendendo a circa 7 secondi.

La prima pole era arrivata l’anno scorso, alla sua prima stagione in F1, nel weekend sprint di Miami proprio in qualifica shootout, susseguendo poi alti e bassi. Questa volta conquista la pole in gara lunga e la prima vittoria in assoluto nella categoria regina, diventando così il secondo pilota più giovane con un risultato del genere dopo Max Verstappen. Ma soprattutto Kimi è l’italiano che fa suonare di nuovo l’inno di Mameli, dopo vent’anni esatti dal 2006 in Malesia, all’epoca con Giancarlo Fisichella.

Bonnington con Hamilton e Kimi

È doppietta Mercedes, mentre il podio è stato chiuso dall’ex Lewis Hamilton, invece al suo primo podio in gara lunga con Ferrari. Intanto Peter Bonnington si ritrova sul gradino più alto tra coloro che rappresentano il passato, il presente e che caratterizzeranno il suo futuro, per sempre.

Articolo scritto da Iolanda Cozzolino

Cresciuta tra il profumo di benzina e l'essenza dei motori. Studentessa di Sociologia e comunicazione, per tutti "casco matto"

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