in ,

Da emarginato a re: la storia di “King Kev”

La storia di Kevin De Bruyne, i momenti più importanti e alcuni aneddoti della vita di uno dei migliori calciatori al mondo.

“Da quando ero ragazzo sono sempre stato estremamente silenzioso, estremamente timido. Non avevo una Playstation. Non avevo molti amici intimi. Il modo in cui mi esprimevo era attraverso il calcio” – Kevin De Bruyne (cit.)

Kevin De Bruyne è sinonimo di precisione, è sinonimo di imprevedibilità, è sinonimo di leadership, ma soprattutto è sinonimo di bellezza calcistica.

In un’epoca nella quale la tecnica sta lasciando sempre più spazio a fisico e velocità, rappresenta quasi un unicum, un numero 10 (anche se col City ha sempre portato la 17) simile a quelli che eravamo abituati a vedere vent’anni fa.

Tecnica, rapidità di decisione, visione di gioco, precisione e fantasia, un mix letale per tutte le retroguardie avversarie.

In questo articolo vi racconterò alcune sue vicende, attraverso successi, fallimenti e aneddoti. Questa è la storia di “King Kev”.

L’infanzia tra Drongen e Genk

Kevin De Bruyne nasce il 28 gennaio 1991 a Drongen, un piccolo paese nelle Fiandre. Inizia a giocare a calcio a soli 4 anni, e già in tenera età dimostra di avere quel qualcosa in più che serve per diventare grandi, per diventare un fuoriclasse.

A 12 anni viene ingaggiato dal Gent, e poco dopo il suo ingaggio segna 4 gol in una finale contro il Genk (attenti a non confondere i nomi, sono squadre di città diverse).

A 14 anni sarà lo stesso Genk ad ingaggiarlo, e per questo motivo Kevin dovrà allontanarsi dalla sua famiglia. Il primo anno lo passa in una guest house, e nella sua stanza ci sono solo un letto, una scrivania e un lavandino. L’anno dopo lo passa in una famiglia pagata dalla società, che lo accoglie assieme ad altri due ragazzi della stessa squadra.

“A Genk ero un ragazzino che veniva dall’altra parte del paese e parlava un dialetto buffo. Non ho mai realmente imparato ad avere un vita sociale, l’unico giorno libero era la domenica, e tornavo a casa per incontrare la mia famiglia. Di conseguenza posso dire che i primi due anni all’accademia furono il periodo della mia vita nel quale mi sono sentito più solo”. (cit.)

Kevin è guidato dalla passione, quando ha il pallone tra i piedi tutte le preoccupazioni spariscono, come dice lui è il suo modo di esprimersi.

Ma dopo il secondo anno arrivano i primi problemi. La famiglia che lo ha ospitato non vuole che Kevin torni, gli viene riferito tutto da sua madre, che scoppia in lacrime subito dopo aver appreso la notizia.

“Non ti vogliono per come sei fatto, sei troppo silenzioso, non riescono ad interagire con te, dicono che hai un carattere difficile” (cit.)

Da quel momento in poi tutto cambia, Kevin passa un intero pomeriggio a calciare il pallone verso la staccionata del suo cortile, pensando ad una sola frase: “Non ti vogliono per come sei fatto”.

Dopo la pausa estiva De Bruyne ritorna a Genk, e i suoi allenamenti diventano sempre più intensi. Ma come dice lui, si sente un signor nessuno, è nella seconda squadra, e nessuno sembra più credere in lui.

Ma un venerdì sera tutto cambia, Kevin parte dalla panchina in una partita, ed entra solo nel secondo tempo. In una sola frazione di gioco segna 5 goal, e possiamo dire che da questo momento comincia la vera e propria leggenda. Nel giro di due mesi Kevin De Bruyne entra a far parte della prima squadra del Genk.

I primi anni da professionista e il rapporto con Mourinho

Dopo aver esordito a 17 anni nella prima squadra del Genk, Kevin ci rimane per altri 4 anni, assumendo un ruolo sempre più rilevante nella squadra e attirando persino l’attenzione del Chelsea, che nel 2012 lo acquisterà per 8 milioni di euro. Lasciandolo in prestito in Belgio fino a fine stagione.

De bruyne
fonte: Kevin De Bruyne: Van Genks kindsterretje tot wereldtopper | Het Belang van Limburg (hbvl.be)

La stagione 2012-2013 la passa in prestito al Werder Brema, e da questa stagione attira su di sé l’attenzione di tutta Europa. Totalizza 10 gol e 10 assist in 34 presenze tra tutte le competizioni, gioca principalmente da trequartista, ma occasionalmente svaria su tutto il fronte offensivo.

Nella stagione 2013-2014 finalmente arriva la prima grande occasione, potrà giocare nel Chelsea, alla corte di José Mourinho. Ma quando sembra che tutto stia andando per il verso giusto, e che Kevin stia andando verso la sua consacrazione qualcosa va storto. Il belga non totalizza neanche 10 presenze nella prima metà di stagione, mettendo a referto solo un assist.

A dicembre, Mourinho lo chiama nel suo ufficio, e inizia la conversazione leggendo le sue statistiche. Poi passa a quelle dei suoi compagni di reparto, quindi i vari Schürrle, Eden Hazard, Oscar… tutti hanno fatto meglio di Kevin, il quale però pensa che potrebbe trovare un po’ di spazio in caso Juan Mata venga ceduto. La risposta di Mourinho non lascia dubbi:

“Beh sai, se Mata se ne dovesse andare, tu passeresti da essere la sesta scelta ad essere la quinta.”

Kevin rispose a Mourinho nella maniera più onesta possibile:

“Sento che il club non mi vuole. Io voglio giocare a calcio. Preferisco essere ceduto.”

La seconda esperienza in Germania

Kevin affronta la situazione con forza, ha già provato il rifiuto, è consapevole di cosa si provi a non essere accettato. Ma ha fiducia nelle sue capacità, nella sua testa sa di essere forte, deve solo trovare il modo di dimostrarlo.

A metà stagione passa al Wolfsburg per 22 milioni di euro, e qui comincia l’ascesa inarrestabile di uno dei calciatori più forti dell’ultimo decennio.

Nei primi sei mesi mette a referto ottime prestazioni, ma è nella stagione 2014-2015 che il mondo vede veramente di cosa è capace Kevin De Bruyne, 16 gol e 28 assist in 51 partite, che trascinano il Wolfsburg al secondo posto della Bundesliga, dietro solo al Bayern Monaco di Pep Guardiola, in quegli anni una vera e propria corazzata. 2 gol e 1 assist li mette a segno proprio contro il Bayern di Pep, che forse proprio in quel momento si innamorò di uno dei giocatori che diventerà un punto di riferimento inamovibile del suo Manchester City.

Per quanto abbia trovato sicurezza nei suoi mezzi calcistici, Kevin rimane insicuro nella sua vita privata, in un’intervista raccontò che una volta una ragazza rispose ad suo tweet, e che lui era troppo imbarazzato per risponderle, non si capacitava di poter piacere a qualcuno. A quel tweet rispose un suo amico.

Ironia della sorte vuole che quella ragazza fosse Michèle Lacroix (ora Michèle De Bruyne), la sua attuale moglie, persona che Kevin ha sempre definito estremamente importante per la sua vita, sia come uomo che come calciatore.

La nascita di un Re, la consacrazione al City

Chiusa l’esperienza in Germania, dopo aver vinto una coppa nazionale ed una supercoppa. Nell’estate del 2015 il Manchester City acquista Kevin De Bruyne per 76 milioni di euro dal Wolfsburg, una cifra esorbitante. Ma Kevin già dalla prima stagione non delude.

Ma dal 2016 in poi, con l’arrivo di Guardiola come Manager, I Citizens diventano una macchina, e Kevin è uno degli ingranaggi più importanti, segna goal pesanti, alcune volte bellissimi, sia per il club che in nazionale. Quando la squadra ha bisogno di lui è sempre presente, sempre decisivo, e non si lascia mai abbattere, nemmeno quando gli infortuni limitano il suo minutaggio, come nella stagione 2018-2019, o come in quella attuale.

“Boss, penso che Kevin sia uno dei giocatori più importanti per la tua squadra. Saresti in grado di spiegarmi come ragiona, cosa vede quando è in campo o come è come calciatore? Perché alcune volte faccio fatica a capirlo”

“Anche io… è una persona speciale, è un ragazzo sensibile, e si è sempre dimostrato importante in molti casi. Quello che abbiamo fatto in questi anni senza di lui sarebbe stato impossibile” Thierry Henry e Pep Guardiola (cit.)

In nove stagioni vince tutto: 5 Premier League, 5 Carabao Cup, 2 FA Cup, 2 Community Shield, una Supercoppa UEFA, un Mondiale per club e per ultima, ma non per importanza, una Champions League.

È tornato da poco da un lungo infortunio alla coscia, e lo ha fatto a modo suo. Nella partita che ha segnato il ritorno in Premier ha servito un gol e un assist per battere 3-2 il Newcastle, poi a Febbraio ha servito 4 assist in una sola partita ad Haaland contro il Luton Town, in FA Cup. In fine ha finalmente superato il traguardo dei 100 gol in maglia Man City, con la solita classe, saltando un avversario e togliendo le ragnatele dal sette. E poi non si è fermato, prima assist per Haaland, con il quale oramai ha formato una delle coppie offensive più letali del calcio mondiale, e poi doppietta personale con un sinistro violentissimo.

Ora sarà un’arma importante per Guardiola in questo finale di stagione, nel quale il City è ancora in gioco per tutto. In Premier la lotta per la prima posizione è serratissima, ma Arsenal e Liverpool proveranno a spodestare i campioni in carica da 3 anni, in Champions il Real di Ancelotti è un avversario che ha saputo rispondere a dovere alle giocate dei fenomeni di Guardiola, in un 3-3 spettacolare al Bernabeu, e anche per la FA Cup è ancora tutto da decidere.

Se volete approfondire la storia di Kdb con altri aneddoti vi consiglio le sue interviste a The Players Tribune, purtroppo però vi avverto che sono in inglese.

Per quanto riguarda questo articolo invece, spero che vi sia piaciuta la storia di Kevin De Bruyne. Emarginato a Londra, divenuto principe a Wolfsburg, consacratosi re a Manchester, e leggenda eterna nella storia del calcio.

Articolo scritto da Sebastiano Di Biase

Tutti mi chiamano Seba. Sono cresciuto sui pattini a rotelle e sono da sempre un malato di sport. Mi piace viaggiare, leggere, scrivere e ascoltare musica, sogno di diventare un giornalista sportivo.

Cosa ne pensi del post?

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

GIPHY App Key not set. Please check settings

    Mimoun

    Alain Mimoun: una vita lunga 42 chilometri

    Alonso copertina

    Fernando Alonso: sigo siendo el rey