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Cultura F1 in Messico: dalla “leggenda” dei fratelli Rodríguez a Checo Pérez

Checo Pérez: la rinascita della Formula Uno in Messico

Fonte: Skysports.com

In sociologia, gli agenti socializzanti sono quelli che plasmano la collettività culturalmente attraverso la socializzazione. Nella cultura sportiva del Messico, ritroviamo tre figure centrali.

Il Messico non vantava un pilota in Formula Uno dagli anni ’70, dopo la morte dei fratelli Rodríguez, ai quali si deve il nome del famoso autodromo di Città del Messico, tappa fissa del calendario della massima categoria dal 1963, con una pausa nel 1993, ritornando tra i circuiti nel 2015.

Quella dei fratelli Ricardo e Pedro Rodríguez sembra la leggenda che viene raccontata di padre in figlio. Per il Messico, i due fratelli rappresentano i primi piloti che portano il nome della nazione in Europa e nel mondo a livello motoristico nel 1961, dopo circa un decennio dal primo mondiale di Formula Uno.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg di una storia così importante per un paese intero, tanto da renderla parte integrante della sua cultura sportiva. Per i Messicani, è anche il fatto che Ricardo entri in una delle scuderie più importanti, la Ferrari.

Nel 1962, purtroppo, proprio nella sua gara di casa, anche se non valida per il mondiale, resta vittima di un incidente con la Lotus e muore sul colpo. Il fratello Pedro continua, seppur dopo un periodo di pausa per riprendersi dallo shock, fino al 1971, quando perde l’anello appartenente a Ricardo e che indossava ad ogni gara; lo stesso anno, il destino volle che Pedro perdesse anche la vita in una gara non di Formula Uno.

Da allora, il Messico non ha più visto un suo connazionale correre in Formula Uno per tanti anni, portando a casa risultati solidi, almeno fino al 2011, grazie a Sergio Pérez.

fratelli rodriguez
I due fratelli Rodriguez

Da Guadalajara alla Formula Uno

Sergio “Checo” Pérez è ormai diventato uno dei piloti più conosciuti, grazie al team di cui fa parte attualmente, la Oracle Red Bull Racing, ma soprattutto per aver riportato questo sport nel suo paese natale, il Messico. Sergio arriva in Formula Uno nel 2011, dopo tanta gavetta coi kart, incassando buoni risultati in categorie giovanili messicane. Pur di inseguire il suo sogno, parte per l’Europa, lasciando casa a soli 14 anni o poco più.

Viene seguito e finanziato sin dal principio dall’imprenditore Carlos Slim. I primi anni in Europa, come lo stesso Sergio ha dichiarato, non furono dei migliori, soprattutto per il fatto di essere così giovane e solo in un continente totalmente diverso dal suo, e con una vita fatta di sacrifici sia a livello economico che sociale, tanto da pensare quasi di voler tornare in Messico.

La tenacia, però, lo ripaga, e dopo il campionato tedesco Formula BMW ADAC e la F3 Inglese, dove ottenne un primo e quarto posto, approda alle GP2 Asia Series e GP2 Series tra il 2008 e 2010, grazie alle quali richiama l’attenzione della scuderia Sauber in Formula Uno, che lo ingaggia per il 2011.

perez formula 1

Passa alla McLaren nel 2013, per poi arrivare alla Force India l’anno successivo, restandoci per ben cinque anni, anche con il cambio di gestione del team che si trasforma nel 2019 in Racing Point. Nel 2020, senza nessuna certezza per il suo futuro a causa dell’ennesima conversione della scuderia in Aston Martin, che vedeva già confermati Lance Stroll e Sebastian Vettel per il 2021, firma con la Red Bull, generando un plot twist quasi storico.

La risocializzazione motoristica in Messico di Checo Pérez

Checo” riesce a portare a casa risultati che il Messico conserva gelosamente, già prima del suo arrivo nel top team Red Bull. Checo, infatti, con la Racing Point chiude il mondiale quarto, ma soprattutto fa una gara in particolare che, oltre ad essere il riassunto della sua carriera fatta di sacrifici e difficoltà che però portano alla gloria, risulta l’asso nella manica del messicano: la gara in questione è Sakhir 2020.

Checo parte quinto, ma a causa di un incidente tra Charles Leclerc e Max Verstappen, nel quale resta marginalmente coinvolto, è costretto ai box per cambiare il muso della monoposto. Checo, ritornato in pista ultimo, scala posizioni quasi ad ogni giro, rimontando primo tra safety car, tenacia e quel pizzico di fortuna che solo a chi lo merita si presenta. Ci sono voluti 10 anni in 87 giri, questa gara entra dritta nella storia per il Messico perché finalmente un suo pilota vince di nuovoun gran premio di Formula Uno, valore aggiunto è quel biglietto da visita per un Messicano in top team che non accadeva dai tempi di Ricardo Rodríguez in Ferrari.

perez formula 1 messico

Dal 2021 con Red Bull, Checo Pérez porta a casa: il Gran Premio di Monaco, vittoria storica per qualsiasi pilota, due volte Baku, Singapore, Arabia Saudita, due podi in Messico e, rispettivamente, finendo quarto, terzo e secondo nei mondiali, vincendo anche i premi FIA per i piazzamenti del 2022 e 2023, così come la nomination per “azione dell’anno” grazie alla bagarre di Interlagos con Fernando Alonso dello scorso anno, che è entrata tra le azioni più belle della storia. In più, dagli stessi messicani è soprannominato “el rey de las calles” per la sua bravura nei circuiti cittadini.

Perché parliamo di risocializzazione del Messico alla Formula Uno? Perché il processo di socializzazione avviene per qualsiasi individuo e automaticamente per qualsiasi paese, con la trasmissione di valori, norme e codici culturali, di generazione in generazione. Si parla di risocializzazione quando questo processo non è avvenuto correttamente o quando i tempi cambiano e vengono assimilati nuovi valori socio-culturali. Con Checo Pérez, il Messico ha vissuto un periodo di risocializzazione dopo lo stallo dagli anni ’70, in primis verso una Formula Uno totalmente diversa da quella dei fratelli Rodríguez, sotto l’aspetto organizzativo e tecnico, ma soprattutto culturale. Sì, perché oggi Checo Pérez ha riportato questo sport in patria, riaccendendo la passione nei Messicani che mancava da molto tempo. È infatti tra le figure più conosciute del paese e in ogni angolo si possono vedere cartelli pubblicitari con il suo volto. La sua fanbase è per il 90% messicana, ma il lavoro di Checo è arrivato in tutto il continente, divenendo molto stimato anche in altri stati dell’America Latina.

Checo Pérez ha portato inoltre i valori della cultura messicana in giro per il mondo, come per esempio l’affrontare tutto, e in special modo le avversità, “a colori”, tanto quanto le usanze stesse. Emblematico il casco con la figura totemica dell’“alebrije” e il fatto che la F1 abbia voluto riconoscere un’intro rivisitata tutta sullo stile musicale messicano, chiamata “Mariachi style”, solo in occasione del GP del Messico, che ad oggi è uno dei paesi più proficui per la massima categoria.

Articolo scritto da Iolanda Cozzolino

Mi chiamo Iole, cresciuta tra l'essenza di benzina e dando calci ad un pallone. Il mio colore preferito è sempre stato il rosso, ma abbinato al giallo è una sfumatura "Magica". Per ultimo ma assolutamente non per importanza, Sociologa.

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