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Cosa può portare l’espulsione a tempo nel calcio

Rivoluzione Regolamentare o Complicazione Inutile?

La notizia è rimbalzata qualche settimana fa e l’IFAB (International Football Association Board, ovvero l’unico ente che ha il potere di modificare le regole del gioco del calcio) dovrebbe prendere una decisione a riguardo proprio in questi giorni. L’introduzione dell’espulsione a tempo nel calcio, denotata da un cartellino blu, sarebbe una piccola rivoluzione se dovesse andare in porto (nonostante il parere contrario della FIFAInfantino categorico: “La Fifa è contraria al cartellino blu” (corrieredellosport.it) – peraltro senza addurre alcuna motivazione specifica).

Nella mia immaginazione ho sempre pensato a un cartellino arancione per questa tipo di soluzione, la via di mezzo per eccellenza fra un giallo e un rosso, ma probabilmente il blu si rende molto più riconoscibile e per questo più adeguato (se avete mai visto una partita all’Olimpico o in qualche altro stadio con pista d’atletica sapete bene di cosa parlo). Ma a parte queste note di colore, cosa potrebbe portare nel calcio l’introduzione del concetto di espulsione a tempo, già presente in molti altri sport di squadra?

cartellino blu

Possibili utilizzi del “blu”

Per sua natura il cartellino blu sarebbe come un giallo “potenziato”. Sarebbe cioè a tutti gli effetti un’ammonizione, con l’aggiunta però di una temporanea uscita dal campo del giocatore incriminato come sanzione accessoria (di norma si è sempre parlato di dieci minuti). Quindi, un giallo ad un giocatore che ha già ricevuto un blu nella sua partita porterebbe al rosso, e un giocatore già ammonito con un “semplice” giallo sarebbe passibile di rosso sia per un fallo da giallo che da blu. Ma in quali situazioni estrarre il blu? In questo caso ci può venire in soccorso l’esperienza.

Quante volte ci è capitato di sentire o di pensare che un determinato fallo o comportamento di un giocatore fosse “da arancione”? L’assenza di una sanzione intermedia fra il giallo e il rosso, specie quando la partita è ancora lunga, è un rebus spesso di difficile soluzione per l’arbitro su alcuni episodi al limite (e di conseguenza per la comprensione di giocatori e allenatori). È chiaro infatti che un’espulsione definitiva, comminata magari nel primo tempo, indirizzi una partita in modo fin troppo importante, mentre un cartellino giallo, per quanto limitante sul singolo giocatore, non porti nessun effettivo vantaggio immediato alla squadra che ha subito il fallo.

Un esempio secondo me adeguato sono i falli di gioco violenti, dove al momento la linea arbitrale è chiara: un fallo con piede a martello che colpisce l’avversario è punito con il rosso. Le espulsioni di questo tipo sono le più comuni ad accadere quando la fine della partita è ancora lontana, magari addirittura nella prima metà del primo tempo, non sfuggono mai all’occhio del VAR e condizionano significativamente le partite. Se non c’è dubbio che la violenza a palla lontana o a gioco fermo sia sempre da punire con il rosso, un fallo di gioco, molto pericoloso ma spesso anche involontario, potrebbe essere sanzionato con un bel blu che potenzialmente potrebbe mettere d’accordo tutti (sanzione adeguata a sottolineare la pericolosità dell’intervento, deterrente per i giocatori, scelta facile per l’arbitro e comprensibile per le squadre in campo, influenza non eccessiva della decisione sulla partita).

espulsione milik

Un altro ambito in cui potrebbe essere una buona soluzione utilizzare il blu sono i falli tattici. Se per alcuni falli che impediscono una ripartenza possibilmente pericolosa il giallo è la sanzione corretta, altri falli “quasi” da ultimo uomo al momento restano puniti allo stesso modo nonostante le evidenti differenze. Il classico esempio è il fallo, diventato poi quasi iconico, di Chiellini su Saka nell’ultima finale degli Europei.

A termini di regolamento attuale il giallo è ineccepibile, perché la distanza dalla porta è ampia e altri difensori italiani potrebbero recuperare, ma d’altro canto è anche chiaro come il fallo di Chiellini, deliberato ed evidente, impedisca all’Inghilterra un’occasione da gol che sarebbe stata in ogni caso abbastanza ghiotta. Sul piatto della bilancia un giallo è una sanzione abbastanza irrisoria rispetto a sventare una potenziale buona occasione da rete, specie in quel momento della partita, e Chiellini fa la scelta giusta ad accollarsi l’ammonizione.

Tuttavia, se fosse esistito il cartellino blu, sono convinto che sarebbe stato corretto applicarlo in questa situazione, perché è difficile pensare che questo fallo sia punito allo stesso modo di tanti altri, sebbene il rosso risulti ancora eccessivo. Anche in questo caso, l’assenza di una via di mezzo limita le possibilità dell’arbitro fra due estremi entrambi inadeguati.

Da ultimo, il cartellino blu potrebbe essere utilizzato per tutti quei comportamenti antisportivi non violenti (perdite di tempo, proteste eccessive, simulazioni) come deterrente ulteriore rispetto al semplice giallo, per attuare una linea ancor più dura contro questi atteggiamenti ormai così pervasivi nelle partite di calcio. Ad esempio, un portiere consapevole di poter incappare in un’espulsione temporanea potrebbe essere meno incline a perdere palesemente tempo su un rinvio con la sua squadra in vantaggio, mentre simulatori e contestatori seriali dovrebbero stare necessariamente più attenti.

proteste arbitro

Alcuni problemi

I detrattori dell’espulsione a tempo spesso portano come motivazione il fatto che, aumentando le possibilità sanzionatorie del regolamento, possano aumentare di conseguenza anche gli errori degli arbitri. D’altro canto, il cartellino blu, piazzandosi nel mezzo fra il giallo e il rosso, non incrementa lo spettro totale delle punizioni applicabili, ma risolve molte situazioni di incertezza fra i due attuali cartellini, limitando anche l’impatto di eventuali errori (sbagliare a dare un blu invece che un giallo, è meno grave che fare lo stesso errore dando un rosso). È vero che così si dovrebbero stabilire due linee di demarcazione invece che una, ma sarebbero sicuramente meno ampie e meno impattanti della singola zona grigia attuale fra giallo e rosso.

Un altro problema più sottovalutato invece potrebbe essere l’impossibilità di applicare l’espulsione a tempo a determinate situazioni, per esempio la somma di falli. Infatti, un giocatore semplicemente ammonito che commette ulteriori infrazioni, magari al limite del giallo, non potrà essere espulso solo temporaneamente perché il cartellino blu in sé implica anche l’ammonizione, e quindi la conseguente espulsione definitiva con il rosso. Trovare un altro modo per gestire questa casistica porterebbe a non dover interpretare l’espulsione a tempo come un’ammonizione implicita, ma questa via potrebbe produrre più problemi che soluzioni.

Ultimo problema è quello della sanzione temporalmente definita del cartellino. Infatti, in uno sport in cui il cronometro scorre sempre, dieci minuti di espulsione corrisponderanno ad un tempo effettivo di gioco in inferiorità sempre differente in ogni partita, rendendo la punizione poco uniforme a seconda dei vari casi. Se infatti durante i dieci minuti di espulsione di un calciatore ci fosse un controllo VAR che portasse via tre minuti, la sanzione sarebbe automaticamente indebolita, con la beffa aggiuntiva che mentre il tempo di gioco perso andrà a comporre il recupero, il momento in superiorità numerica sarà perso per sempre. Inoltre, la squadra in inferiorità temporanea sarà così ancora più incentivata a perdere tempo per tornare in parità numerica correndo meno rischi possibili. L’unico modo per avere delle punizioni eque in questo caso sarebbe il tempo effettivo o semi-effettivo (che in effetti sono utilizzati da tutti gli sport di squadra che adottano espulsioni a tempo), altra modifica regolamentare del calcio che ogni tanto balza alle cronache (e per cui personalmente sarei molto favorevole per tanti motivi che esulano dal cartellino blu, vedasi Anche il calcio ha bisogno del tempo effettivo.

arbitro cartellini

In caso di effettiva applicazione di questa modifica regolamentare, che sebbene rivoluzionaria non cambierebbe drasticamente il gioco a mio avviso, bisognerebbe comunque definire con molta attenzione tutte le casistiche in cui poter utilizzare lo specifico cartellino blu, al fine di evitare potenziali zone d’ombra di regolamento e conseguenti discussioni e polemiche. Andrebbe anche messa attenzione sulle modalità del ritorno in campo del giocatore espulso dopo i dieci minuti (rientro immediato o alla prima interruzione di gioco?) e sugli effetti di questo nuovo cartellino su diffide e squalifiche. In ogni caso, dopo un’adeguata sperimentazione in competizioni minori, l’effettiva implementazione dell’espulsione a tempo nel calcio potrebbe portare benefici al gioco senza andare a minare le sue basi tradizionali.

Articolo scritto da Lorenzo Napoleone

Ingegnere per sbaglio nella realtà, giocatore di ping pong nel tempo libero, radiocronista nei sogni. Costruisce azioni immaginarie di qualunque sport nella sua mente per il solo gusto di commentarle come vuole lui. Cerca di spiegare con scarso successo ai suoi amici perché guardare il biathlon o il ciclismo. Usa ancora televideo.

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