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Coppi vs Bartali, Metafora di un Paese

Cosa rappresenta oggi la sfida Coppi vs Bartali? Semplicemente l’Italia.

Può una sfida tra due campioni, tra due icone del Ciclismo e dello Sport essere rappresentazione di un Paese?

Ma soprattutto può esserlo ancora oggi a più di 60 anni di distanza dall’ultimo incontro?

Si lo sono ancora.

Lo sono nelle loro contrapposizioni, nei loro caratteri, nelle loro vittorie ma soprattutto nelle loro contraddizioni, nel messaggio che involontariamente è passato attraverso loro, le loro gesta ed il loro confronto fatto di salite, traguardi, misteri e rispetto.

E allora la metafora prende forma.

Il bianco e nero diventa colore, le strade ci sembrano moderne e le biciclette solo strumenti per portarci lì dove possiamo capire cosa siano ancora oggi Fausto Coppi e Gino Bartali.

Il Ciclismo è sempre stato rappresentazione della società ma il dualismo del Campionissimo e di Ginaccio ci riporta ai Guelfi e ai Ghibellini, al predominio sul Campanile e alla provinciale necessità di individuare un vincitore ed un colpevole.

La contrapposizione che deve essere generata ciclicamente in una penisola in cui non esistono periodi senza battaglie, dove tutti sembrano nemici e invece alla fine sono sullo stesso lato della barricata.

Un paese con mille campanili e tutte opinioni valide, tanto più nello Sport.

Lo Sport tricolore dove si cercano miti ma soprattutto eroi, quelli da Copertina e per i quali discutere, animarsi, gridare e che devono necessariamente essere difesi.

Coppi è l’immagine del talento educato e controllato, dell’invincibile che rende possibile ogni successo, un uomo normale che diventa eroe e non un semplice nome sull’album da tenere a mente, ma l’eroe che deve nascondere se stesso. Proprio come Superman, che nasce tale ed utilizza Clark Kent per sfuggire.

In bicicletta Fausto Coppi era Superman, nella vita Clarke Kent.

Sulla riva opposta, in quella sporca e operaia, in quella che solo all’apparenza sembra ci sia una realtà più faticosa da affrontare, c’è chi invece vuole dirlo a tutti di esserlo, di essere eroe.

C’è Gino Bartali e quella cadenza toscana che fa tanto popolare ed irriverente, c’è l’uomo della gente che vuole vincere per lei e con lei, ma che non ha paura di nascondersi.

Come Capitan America che vuole essere soldato e vivere come tale, con o senza scudo, con o senza maschera.

In bicicletta e nella vita Gino Bartali era Capitan America.

E l’Italia nella sua metafora vuole entrambi, li vuole per identificarsi e dividersi, ogni giorno, per ogni decisione e per ogni criticità.

Proprio come un ciclista che vuole arrivare prima al termine di ogni salita e che non si chiede dove siano gli altri, se siano in crisi o si fossero piantati.

Fino a quando però ci sarà un’emergenza, fino a quando non ci sarà bisogno di tutti per andare oltre l’ostacolo, fino a quando verremo toccati nell’orgoglio e nello stile.

Allora Superman e Capitan America, due mondi e penne diverse, si uniranno per ricordare a tutti che siamo in grado di passarci una borraccia e dire agli scettici che siamo fottutamente Italiani.

Articolo scritto da Matteo Schiavone

Maturità scientifica, centrocampista non sufficientemente abile per fare il professionista con continuità, laureato in Scienze Motorie e specializzato in Management dello sport, Allenatore di Calcio e Calcio a 5 (Futsal ci piace di più) dal 2007, appassionato di Storia, Musica e Cinema con scarse attitudini allo studio ma spiccate inclinazioni alla curiosità.

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