Moneyball ci dice che esistono diversi modi di vincere o provare a farlo.

Ci dice che il Baseball o gli altri sport di squadra possono essere studiati oltremodo e oltremisura, e la misura è caratterizzata da numeri.

Non c’è nulla di più umano che saperli leggere, dargli interpretazione, portarli nella nostra natura.

Sembra una contraddizione ma è così.

E se già nella vita quotidiana i numeri sono visti con sospetto, nel mondo dello sport sono stati sdoganati solo pochi anni fa come elemento fondamentale per lo studio della prestazione e della possibile vittoria.

Questo film ci dice che l’istinto deve essere il valore aggiunto di un sistema guidato dalla ragione, soprattutto nella costruzione di una squadra che ha come scopo il seguente:

“Lo scopo non deve essere comprare giocatori:

lo scopo deve essere comprare vittorie.”

La storia degli Oakland Athletics ma soprattutto del suo Manager Billy Beane (Brad Pitt) e del suo assistente Peter Brand (Jonah Hill)  lascia addosso curiosità, aspettative, successo e futuro in un contesto disegnato e basato sullo scetticismo e la paura.

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La paura che si ha di fronte alle novità, quelle che potrebbero cambiare il mondo in cui vengono presentate, la paura di chi sceglie il cambiamento e sa di poter sbagliare perdendo tutto, la paura di non sapere che si possono sovvertire le sorti negative con la genialità di qualcuno che non viene da quel mondo.

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