Non è stato facile recensirlo, perché una volta in cui entri dentro finisci per voler vivere quella partita anche a anni di distanza. Sono nato circa un mese dopo quella sfida, il Calcio rappresenta una parte viscerale di ciò che sono, il “Mundial” è casa mia.

Se poi consideriamo che il 5 luglio di 37 anni dopo nasceva il mio secondogenito direi che questo libro entra di diritto nel mio destino.

Partiamo da una descrizione di massima. Non è un romanzo è una sequenza di aneddoti che si sommano alle emozioni con scorrere rigoroso e dettagliato, un nastro che si riavvolge e poi riprende a ritmo incessante, senza esclusione di colpi.

“La Partita” rappresenta il Trono di Spade dei libri dedicati ad un evento sportivo dove la battaglia finale, l’epilogo, viene sviscerato attraverso la presentazione dei sui protagonisti presenti in una delle giornate più importanti per il calcio italiano.

Piero Trellini non si è soffermato a raccontare l’evento, ha voluto approfondire cosa rappresentasse per lui e perché Italia vs Brasile può essere considerata “La Partita”, attraverso chi l’ha giocata, organizzata, voluta, subita, sofferta e aspettata.

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Le 600 pagine circa sono un metaforico trattato di sociologia nelle quali l’autore ci regala ogni motivazione, ci da i Perché. I perché non sono la risposta, sono le soluzioni a domande poste in precedenza, sono le conseguenze di un accordo politico, di scelte aziendali sbagliate, di processi educativi forzati, di valutazioni tecniche poco comprensibili e stupefacenti, di qualche casualità che sembrava tale ma che si scoprirà non lo sono per niente.

Non ci sono protagonisti o antagonisti, c’è il calcio e i suoi attori.

La storia di Davide contro Golia, di chi la arbitra, di chi la descrive, di chi la organizza nella quale ci sono i vincitori con i loro difetti e i vinti con le loro storie tra politica, società civile e percorsi che inevitabilmente si intrecciano.

Italia vs Brasile, per chi avrà letto questo libro, non sarà più una semplice partita in cui il Calcio Italiano affermò la sua supremazia sul campo ma la mossa finale di una partita a scacchi iniziata addirittura secoli prima.

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90′ sono il risultato di preparazione e storia ma in questo caso anche il simbolo di un’intera generazione che da quel momento ha iniziato a guardare e vivere il calcio in modo diverso, con occhi aperti e aspettative più alte, continuando a sognare ma con qualche ambizione in più.

Lo consiglio? Chi ama storia, sport, calcio ed anni ’80 non può non averlo nella sua libreria.

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