Strutturare una società non garantisce il successo, non farlo assicura il caos.
Tutti conoscono la mia fede calcistica, ma l’impulso di queste righe arriva più dal manager che dal tifoso. L’AS Roma sta vivendo un periodo di risultati sportivi al di sotto delle aspettative e del valore del proprio parco giocatori. Ma ciò che mi crea più sconcerto è la situazione societaria, che perdura ormai da dieci mesi: forse la vera causa delle mancate vittorie dentro e fuori dal campo.
Facciamo un attimo un breve riepilogo.
Scenario
L’Addio di Thiago Pinto
Nei primi giorni di Gennaio il Direttore Generale Thiago Pinto lascia il suo incarico trasformando Lina Souloukou plenipotenziaria delle scelte societarie e front-woman delle direttive della famiglia Friedkin. Famiglia Friedkin che scompare dai radar romani per riapparire solo in due occasioni: una per una riunione sul tema stadio con il Sindaco Gualtieri l’altra per licenziare Daniele De Rossi.

Ma torniamo alla cronistoria. Dall’uscita di Thiago Pinto la società impiega 4 mesi per ingaggiare Ghisolfi come Direttore Sportivo dopo però aver già tracciato la linea tecnico-sportiva con il rinnovo contrattuale di Daniele De Rossi quale tecnico della Prima Squadra con uno speranzoso ed inaspettato triennale.
Ma facciamo un ulteriore passo indietro. Finale di Europa League 2023.
La Roma subisce degli evidenti torti arbitrali durante la finale giocata contro il Siviglia, il suo Allenatore, all’epoca Josè Mourinho, manifesta il suo disappunto dopo la gara nel garage dello Stadio di Budapest, in modo palese e reiterato ma completamente solo.

La Roma, proprietà e dirigenza, non appoggia e non smentisce, non rincara ne licenzia. Tace e non agisce.
Non richiede un immediato intervento delle istituzioni sportive e calcistiche italiane a tutela della propria immagine e dei mancati introiti derivanti dalla mancata vittoria ne condanna il comportamento del proprio tecnico reo di aver usato termini e atteggiamenti lontani dalla natura del club.
Niente, zero. Lascia a delle smunte e pallide dichiarazioni del proprio DG l’unica reazione a riguardo. Sappiamo poi come sono andate le cose.
Ma torniamo alla conferma di De Rossi
Conferma da ricordare arrivata dalla Direzione Generale e non dalla Direzione Sportiva. Di conseguenza il rinnovamento ed il mercato si attiva con ritardo attraverso la strategia di due interlocutori entrambi alla prima occasione di ribalta.
Ad un mercato sconnesso ed un inizio non esaltante segue l’esonero di De Rossi e le dimissioni dell’AD Souloukou che fanno crollare la Roma in un vuoto gestionale senza precedenti. Nel silenzio assordante ed a risultati deludenti arriva l’ulteriore esonero, quello di Juric, aprendo al tema dell’approfondimento Sotto Rete.
Deduzioni e conclusioni
L’Importanza della struttura e delle persone quali punto di forza, prima del campo, prima dei giocatori, prima del risultato.
Ma una struttura non è solo un piano piramidale/orizzontale dove posizionare pedine: è un processo conoscitivo e di consequenziali scelte che fondano una società. E se le scelte sono esse stesse risultato, ogni scelta fatta da Budapest in poi nella Roma è percepibile come una sconfitta.
Una società di calcio (o di un’attività sportiva agonistica) fonda il raggiungimento dei suoi obiettivi mettendo lo sport al centro, in questo caso il calcio. Lo fa attraverso il coinvolgimento di uomini che conoscano il tema e che sappiano contestualizzare luoghi, tempi e modi degli interventi nonché la loro misura.

Già, contestualizzare. Il modello si trasferisce se il terreno lo permette. Nell’Italia del calcio possono essere proposti dei nuovi modelli gestionali ma devono essere inseriti tenendo a mente quanto siano rilevanti alcune figure professionali molto sollecitate nel sistema e dal sistema. Non adeguarsi, ma studiare.
In Inghilterra le mansioni del Direttore Sportivo sono distribuite tra più figure e trovano sfogo nell’allenatore. In Italia quella figura dirigenziale ha una veste completamente diversa. Oggi una società di Calcio di alto livello e di dimensione internazionale non può prescindere da un Direttore Generale, un responsabile commerciale, un dipartimento comunicazione forte e fuso alle strategie delle proprietà. Al tempo stesso la parte sportiva deve annoverare professionisti che conoscano la dimensione e che sappiano rispettare gli obiettivi ed il budget messo a disposizione.
Il calcio in Italia è la cosa più importante delle cose meno importanti, con interessi di carattere sociale molto più impattanti di una franchigia trasferibile dalla Virginia alla Georgia. Chi vuole fare calcio in Italia deve sapere perfettamente che sta per intraprendere un’avventura universitaria e non un campo scuola degli scout. Il calcio in Italia è tra la gente, nella quotidianità, che piaccia o no.
Allora se è possibile trasferire le esperienze tra New Orleans e San Francisco, al netto delle loro differenze, potrebbe non essere altrettanto facile (se non impossibile) farlo da Udine a Roma o da Bergamo a Napoli. Pochi chilometri, ma tante distanze, sociali, antropologiche, economiche, politiche.
In questo quadro Roma rappresenta un unicum nel panorama calcistico italiano. L’unica realtà calcistica europea con programma quotidiano dedicato di almeno 5 radio, dove esiste una dicotomia tra palmares e seguito di tifosi, nella quale le aspettative sono da squadra continentale ma il supporto si sviscera da squadra latina, società che opera nell’unica capitale europea che non presenta impianti sportivi di alto livello interamente dedicati al calcio ma che fa del calcio una sorta di religione.
E questi aspetti non vanno solo ed esclusivamente rispettati vanno presi in considerazione per le scelte da affrontare. Chi c’è non deve solo saperlo deve operare tentando di trasformarli o in punti di forza o questioni da risolvere.
Non bastano i soldi per dire chi sei, non bastano gli investimenti per riconoscere il valore di un’azienda, è necessario costruire una struttura che trovi sostanza nei suoi obiettivi e nelle persone ma che sappia tirare dritto verso i suoi obiettivi a prescindere dagli individui.
L’AS Roma ci riuscirà? Il Manager spera, Il Tifoso prega.

