Il buon Marcelo Bielsa, Allenatore del Leeds United, definito come un maestro (lo stesso appellativo di Zeman, sbaglio?) ha stimolato con la sua ultima conferenza stampa una riflessione al limite del marzulliano.

Siete di fronte ad un bivio.

Chiudete gli occhi.

A destra si va verso le Vittorie, la Gloria, la vetta, lo sguardo di chi dall’alto verso il basso guarda gli altri, il paradiso dei primi nel quale gli sforzi vengono premiati con un premio tangibile, con la coppa, con l’albo d’oro, con i “ritagli” (libera citazione di uno dei film comici italiani più belli di sempre…).

A sinistra, la direzione è quella delle idee innovative, delle rivoluzioni culturali, dello stupore e del rischio.

Quello che ti espone al fallimento e all’anonimato o quello che ti permettere di uscire dai libri e trasformarti in chi li scrive premiando non solo lo sforzo ma anche il genio.

Questo è il dilemma storico che attanaglia chi, negli sport di squadra, decide di tracciare una linea di confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che va seguito e ciò che non può più essere insegnato, la demarcazione tra passato e futuro.

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Quello che possiamo dire è che certamente le rivoluzioni non sempre coincidono con il successo finale e le vittorie molto spesso, anzi potremo dire praticamente sempre non sono l’espressione di una rivoluzione.

In modo altrettanto banale si può confermare che chi vince sa come farlo, chi rivoluziona deve stravolgere il contesto.

E allora se le vittorie generano il potere, e sappiamo che lo stesso logora chi non ce l’ha, le rivoluzioni generano sentimento, epica.

Perché se la Vittoria è Storia, la Rivoluzione è Leggenda.

E lo è anche nello Sport.

Chi vince vuole il dominio concreto del presente, chi cerca la rivoluzione aspira a prendersi il futuro senza sapere se riuscirà a farlo con certezza.

Perché le rivoluzioni partono essenzialmente dalla volontà di creare un’alternativa, dall’innovazione e dalle idee che formano gli uomini.

Le vittorie si basano sugli uomini che hanno le idee chiare, che sanno come e dove sfruttarle, che in modo geniale e determinato confermano la loro forza, seppure temporanea.

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Chi ha paura e non rischia non può fare entrambe le cose ma chi ha troppa concretezza non può rivoluzionare o cambiare il sistema.

Al tempo stesso chi sogna è in grado di rivoluzionare ed è capace di vincere ma per farlo deve mettere i piedi per terra.

E allora noi spettatori di Calcio, Basket, Volley, Pallanuoto ci troviamo involontariamente di fronte a questo bivio nel quale vorremmo non scegliere ma al quale prima o poi daremo una risposta.

Ora aprite gli occhi, dove andate?

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