Superlega, naturale risultato

Non sono tra coloro che mostrano stupore verso la costituzione della Superlega ne tra quelli che rappresentano sgomento o sdegno.

Sono uno di quelli che si sentono come un anziano seduto sula panchina a vedere accadere quello che avevano predetto anni prima.

Solo la naturale conseguenza di un processo economico e culturale.

Ma cerchiamo di vederla in modo lucido e non con gli occhi della passione, cercando di sintetizzare entrambi gli aspetti.

12 Club hanno scelto di creare un sistema virtuoso (forse) che potessero gestire direttamente, che li vedesse protagonisti delle scelte, che vedessero i loro investimenti direzionati unicamente verso di loro e che si abbandonasse una ridistribuzione dei proventi non più condivisa.

Questo sistema chiuso muove 12 sistemi organizzati e non 12 semplici Club di calcio. Chi pensa che questi magnifici 12 siano solo l’espressione di una gestione sportiva d’elite non ha contezza della complessità economico finanziaria che li sorregge.

E allora la risposta arriva da lì. Arriva dalla visione che noi diamo del problema.

12 multinazionali che condizionano il mercato e che cercano di crearne uno ancora più competitivo. Non solo attraverso una provocazione ma scegliendo una strategia, un assetto organizzato per vincere la guerra o probabilmente per condizionare il mercato ancora di più.

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Queste Società, facendo sistema, hanno spostato l’obiettivo per aumentare ricavi e fatturato ma soprattutto per diminuire l’esposizione finanziaria e debitoria.

Da qui deve partire la risposta del mercato che capiremo se sarà forte quanto dice o se sarà capace di fare solo tanto rumore. Perché se il mercato si dimostrerà dipendente da queste mosse allora avrà dimostrato tutti i limiti emozionali del momento, non avrà semplicemente futuro.

Poi entra in gioco l’aspetto culturale.

Chi ritiene il Calcio uno semplice Sport vive da tempo in una dimensione non terrestre. Il Calcio in una delle sue definizioni migliori prodotta da Bill Shankly è “Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Il calcio è molto, molto di più”.

Questo dà il peso e la misura. Sfogo e Religione, Identità ed Espressione, Specchio e Realtà.

Ha segnato in modo indissolubile gli 80 anni della società moderna fondendosi con i suoi ritmi, le sue regole, le sue stravaganze e le sue rivoluzioni. Calcio e Società si sono condizionate a vicenda arrivando al punto di fusione.

E in una società in cui contano di più i follower e non le relazioni umane, in cui gli Esports potrebbero rientrare nel programma olimpico e non costituiscono solo un meraviglioso supporto tecnologico, in una società in cui viene decantato il merito di spirito anglosassone e poi si creano posizioni non contestabili, in una società in cui ognuno è artefice di se stesso e per se stesso avulso dalla realtà, dalle regole e da chi le detta, in tutto questo la Superlega è il risultato migliore che il Calcio può offrire.

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Come sintesi. Come spettacolo. Come desiderio. Come futuro.

Il futuro dove il Tifoso verrà definitivamente sostituito dal Fan virtuale e commerciale (forse è già accaduto…), dall’utente, dall’acquirente.

Dove identificarsi sarà sempre più difficile, dove l’egoismo sarà un valore e rispettare le regole sarà un vezzo, dove il Virtuale sarà Reale e il Reale sarà finzione.

Detto ciò, uno degli Sport più belli del mondo, il Pugilato, insegna che la base della vittoria è il Contrattacco, la sua efficienza, l’alternativa che si offre ai punti di forza dell’avversario.

Io sono tra quelli che si parlano di alternative e che vogliono sperare che il Futuro sia di chi sappia proporre e non solo criticare.

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