Ci siamo chiesti quanto lo sport debba cambiare e quanto non possa farlo.

Ci stiamo interrogando da settimane ormai sulla forma che dovranno avere le diverse parti che danno corpo al mondo sportivo e come dovremmo relazionarsi al loro interno e tra loro stesse.

Stiamo provando a pensare ad un mondo diverso da questo ma per quanto ci si sforzi sarà pressoché impossibile cambiarne l’essenza ma certamente si potrà cogliere l’occasione per cambiarne la sostanza e la forma.

Lo Sport è passione che interagisce e che si relaziona, lo fa praticamente e fisicamente. Queste sono caratteristiche necessarie per rappresentarlo, peculiarità non accessorie ma fondamentali per descriverlo e farlo vivere.

E dentro l’interazione e la relazione troviamo tanti attori che lo rendono patrimonio genetico dell’umanità, gli Atleti, i tecnici, i dirigenti, gli appassionati e gli spettatori. E se i primi tre garantiscono che venga svolta l’azione e la sua conseguente emozione, gli ultimi due ci consegnano l’eco che le rendono immortali e decisamente uniche.

Perché il gesto Atletico, tecnico, fisico, se lo sforzo generato, il traguardo raggiunto fosse vissuto da solo o percepito virtualmente sarebbe come una canzone da hit parade cantata solo sotto la doccia, un brano di successo senza radio.

Lo Sport, ma non solo quello di alto livello, ha il bisogno vitale di essere percepito, vissuto, visto nella distanza minima concessa da un impianto sportivo, perché chi lo svolge subisce il condizionamento del sostegno o rifiuto, chi lo vive lo registra e lo rende immortale attraverso il racconto.

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E non esiste televisione o mezzo tecnologico attuale che possa sostituire il rapporto intimo tra performance umana e visione tangibile, nello stesso secondo, con lo stesso clima, nel contesto in cui accadono.

Questa è l’Alchimia che genera l’Amore per e verso lo Sport.

E se questo non è possibile non è Sport, non lo era prima e non lo sarà nemmeno dopo.

La sua essenza e la sua meraviglia.

La meraviglia della Squadra che rappresenta la passione ed il pubblico che genera tensione, aspettativa, interesse, emozione.

E se questo non c’è cambiano la gestione delle procedure ma soprattuto la prestazione.

Cambia il modo di prepararla e viverla.

Un attacco all’essenza.

E allora non ci saranno porte chiuse ma ci saranno soluzioni, non ci saranno alternative ma ci saranno possibilità, troveremo intelligenza e perseveranza, aspetteremo perché l’attesa è essa stessa piacere.

E non ci saranno distanze che potranno mettere a rischio questo rapporto, questo processo e questa magia ma sulla base di queste si dovrà fargli indossare un vestito diverso.

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Un abito che sia accessibile e che porti vedo la partecipazione diretta e non virtuale. Inverosimilmente questo periodo dovrà portarci a stare più uniti domani, a vivere di persona le esperienze e a farlo scegliendo la Passione, mettendo al centro chi vuole ESSERCI e non chi vuole solo Vedere.

Perché lo Sport senza pubblico è come il Sesso senza Amore. Esiste ed ha una sua dimensione precisa nel godimento, dove ci si ritrova e che rende felici. Ma non completa e non vince.

Rende liberi ma non protagonisti, ci fa vivere ma non ci fa osare.

E se il periodo in cui dovremo praticarlo ci servirà a ritrovare l’Amore, allora ne sarà valsa sicuramente la pena.

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