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Paolo Maldini Roberto Mancini

Terzini senza diagonale

Tempo fa abbiamo iniziato un percorso di analisi sulle falle di un approccio e una filosofia che ha cambiato il calcio a 360°.

Abbiamo iniziato dal decesso sportivo dello Stopper e della trasformazione innaturale del Portiere, siamo passati verso la decontestualizzazione di una gara e le tattiche farlocche per risolverla arrivando alla crociata per uno spettacolo che tanto tale non è.

Oggi per Pulizia Tecnica è il turno di una nuova categoria di desaparecidos, i Terzini.

Anche loro più che evolversi sono state delle vittime, anzi dei sacrifici necessari per raggiungere l’obiettivo finale chiamato “Più Gol per Tutti, Tutti per più Gol”.

Come negli anni ’50 quando si segnavano vagonate di Gol e la gente era in visibilio davanti all’oriundo di turno che si pensava potesse colmare quel vuoto tecnico che aveva lasciato la Guerra prima ed il Grande Torino poi, un’epoca in cui le fasi difensive toccarono il loro medioevo ma dal quale nacque quella formazione tecnica italiana vincente e da esportare.

“Il calcio degli ultimi 25 anni ci ha consegnato intensità, aggressività e tasso tecnico individuale medio più alto ed efficiente ma ci ha tolto alcuni fondamenti di interpretazione dei ruoli che non possono essere né sostituiti né tanto più destituiti.”

Ce lo dicevamo nella prima puntata ed in parte ricade anche sul ruolo del Terzino (che ovviamente non si chiama più così).

In molti dicono ci sia stata una trasformazione dovuta ai tempi, quasi necessaria, quasi obbligata.

Io dico che potevamo dargli gli strumenti di oggi senza togliergli i punti di forza di ieri.

Il Terzino in primis era un difensore, evitava e bloccata le scorribande delle Ali con concentrazione capillare delle loro caratteristiche e lettura dei punti di forza e debolezza.

Doveva coprire e leggere i tempi, prima in fase difensiva e poi partecipare, se necessario alla manovra, disegnare diagonali ad occhi chiusi e gestire coperture preventive quasi a memoria.

Il Terzino calcolava senza saper contare. Sapeva ma era ignorante. Era garanzia di solidità ed efficacia, sapeva come prima cosa difendere nell’ 1vs1 e coprire il campo con palla lontana, accompagnava con l’occhio sempre verso la propria porta.

Il terzino pensava sempre negativo e la sua partecipazione alla manovra offensiva era secondaria rispetto alla copertura.

Il Gioco è veramente così cambiato? O meglio, le reali responsabilità del ruolo sono davvero così cambiate? Credo di no.

Il Gioco si è sviluppato in ogni parte del campo e poiché è necessario saper “partecipare” risulta altrettanto indispensabile saper difendere, individualmente, di ruolo, di reparto e di squadra.

Tutti giocano molti più palloni ma ciò che non cambia è la finalizzazione, la direzione della palla e ciò che un terzino deve coprire.

Prima lo si faceva con ritmi e dinamismo diverso (sono cambiati gli attaccanti), oggi è necessario essere in possesso di una condizione fisica ed attenzione superiori che però non possono bastare.

Il Terzino moderno non pensa come tale, si atteggia da centrocampista e difende da attaccante, cura il gesto tecnico ma rincorre troppo, rischia di più palla al piede ma difficilmente vince l’1vs1.

In molte squadre oggi gli si affida la partenza della manovra offensiva ed è ormai scontato che uno dei due chiuda l’azione negli ultimi 25 metri avversari.

I Cambiamenti ci hanno dato calciatori più versatili e capaci di saper interpretare più fasi di gioco ma la struttura e l’impostazione dello sviluppo del gioco ci ha consegnato difensori insicuri, troppo eleganti e poco efficaci nel distruggere le idee avversarie.

Perché se è vero che distruggere è più facile che costruire, nei giochi sportivi mettere in difficoltà le qualità dell’avversario è decisivo tanto quanto esaltare le proprie.

La reale evoluzione genera il cambiamento sui punti di forza del passato e non li destruttura facendoli apparire punti di debolezza.

Detto ciò speriamo che il futuro ci riporti difensori che rispettino la loro identità ma soprattutto le loro responsabilità.

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