Il dettaglio è il sapore che rende speciale il piatto della normalità.

I dettagli ci dicono cosa stiamo guardando e come si svolge un’azione, ci rendono più chiaro il valore di un campione, ci stupiscono e ci lasciano senza parole, ci fanno innamorare e rendono aciclico il ritmo del cuore.

I dettagli fanno la differenza anche se a volte ce ne accorgiamo dopo che vengono messi in atto, li viviamo e non ci rendiamo conto di averlo fatto.

A volte i dettagli passano dietro le luci del quotidiano e del gesto eclatante, della sorpresa e della vittoria.
Esattamente come il dettaglio che si è percepito anni dopo i successi di una generazione di fenomeni che ha reso accessibile e popolare una disciplina sportiva che, precedentemente, non era vista come tale.

Parliamo della pallavolo quella italiana, che ad inizi anni ’90 godeva di interesse e visibilità ma era chiusa in un cerchio relazionato a se stesso ed ai suoi praticanti.

Ma per scatenare la conquista serve sempre un esercito, ed un esercito deve essere guidato da un battaglione di soldati speciali e da un generale che abbia coraggio ed intuizione.

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La Pallavolo iniziò una guerra che portò conquiste più grandi di quelle attese, spazi più produttivi di un rettangolo e di una società sportiva, fagocitò quello che altri “cugini” avevano lasciato per strada e banalmente sottovalutato sopravvalutandosi.

Velasco fu il generale che portò la rivoluzione culturale di uno sport poco appetibile ma estremamente funzionale, la compagnia di Lucchetta, Bernardi, Gardini, Cantagalli si costituì come falange che ruppe gli interessi degli italiani, che non avevano mai amato veramente una rete divisoria.

E allora quella palla bianca entrò nelle case con vigore irrompendo nelle scuole in modo silenzioso, strategico e vincente.

Eccola la vittoria.
I Giovani, le generazioni, il futuro.
E il futuro è il dettaglio.

Perché il futuro garantisce continuità e oggi appare un dettaglio per chi pensa solo di vincere attraverso i risultati sul campo.

Ma se i dettagli affascinano e aumentano le emozioni, le emozioni accrescono se la cassa di risonanza è più grande, se il pubblico che le vive è più numeroso ed più avvezzo a viverle.

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Proprio come i giovani che si è presa la pallavolo, soprattutto al femminile, dimostrando non solo intelligenza come gioco ma strategia e tattica anche fuori dal campo.

La Generazione di Fenomeni ha aperto la strada che la disciplina ha saputo tracciare e percorrere, trasformando le palestre scolastiche in campi da gioco, in playground organizzati e vigilati, in un bacino di utenza silenzioso e trascinatore a prescindere dai risultati delle massime competizioni che, comunque, sarebbero rimasti garantiti.

Il processo culturale si chiude. Il Gioco che si fa strumento e arma del miglior esercito, la vittoria sul campo replicata nella cultura, il dettaglio che si trasforma in normalità.

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