Francia Campione del mondo 2018

поздравления и поцелуи (Saluti e Baci)

Partiamo dalla fine. Hanno saputo aspettare e colpire, hanno confermato la tesi che vince chi sbaglia di meno e non chi gioca meglio. Perché chi sbaglia meno trova con più probabilità l’episodio fortunato, quello che ti cambia equilibrio e ritmo della partita, quello che ti fa vincere il Mondiale.

Perché si vince così il Mondiale, anche quello tra i più spettacolari di sempre, con gli episodi, con la compattezza, la preparazione atletica, la calma e la qualità.

Un Mondiale che ci ha visto spettatori e commentatori (e non ci riesce poi così male…) in cui un paese (la Croazia) di soli 4 milioni di abitanti, simbolo di un movimento che funziona con radici e identità, arriva secondo ma stravince nel cuore di tutti.

Un Mondiale nel quale chi ha sottovalutato l’avversario è stato punito e chi era sopravvalutato si è testimoniato tale, nel quale il Sudamerica conferma la sua grande capacità di sfornare individualità di spessore ma esce ridimensionato nella dimensione di gruppo. Un Continente che si salva in corner grazie a Tabarez, alla sua storia ed al suo Uruguay.

Un Mondiale vivo, disattento, coinvolgente, veloce e molto “russo” nella concezione di ordine e partecipazione, con il primo approccio di un mondo chiuso come il calcio verso la tecnologia, i giudizi esatti e l’oggettività.

Un Mondiale spettacolare in cui l’Inghilterra ritrova se stessa ed il suo orgoglio con un lavoro che se non si perderà in fiumi di birra troverà i suoi frutti tra due/quattro anni, frutto di programmazione e consolidamento della tradizione.

Un Mondiale che ci ha regalato un Belgio oltremodo spettacolare e che molto probabilmente ha perso la sua chance migliore di ottenere una finale storica.

Un Mondiale con le squadre africane che segnano il passo ma che trionfano sotto mentite spoglie tra un’ammonizione di troppo e un’organizzazione che continua ad essere deficitaria, con i migliori talenti solo ed esclusivamente da esportazione.

Un Mondiale con Germania e Spagna che non hanno saputo gestire presunzione e energie, nonostante la classe, i numeri, i panzer e la paella.

Un Mondiale che ha visto fare harakiri, spegnere il tango, mangiare il baccalà freddo, sciogliere la cioccolata al sole e che alla fine invece del churrasco ci ha visto mangiare la baguette.

Un Mondiale che, in controtendenza, rinvigorisce la parola Nazionale che deriva da Nazione, che significa rappresentanza e appartenenza, che vuol dire identità e che mi fa pensare che il nostro movimento calcistico non è da buttare ma da valorizzare, nella sua storia e nella sua complicata dimensione.

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