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La nostra piccola guida al Giro d’Italia 106

Giro d’Italia 2023: montagne, fughe e duelli tra i protagonisti

Ci siamo lasciati con la Marmolada e con l’impresa di Alessandro Covi. Ci siamo lasciati con l’attacco di Hindley su Carapaz, reso possibile dal prezioso lavoro di Kämna. Ci siamo lasciati con la cronometro di Verona e con il tributo a Vincenzo Nibali, lo Squalo di Messina.

È già trascorso un anno dall’edizione 105 del Giro d’Italia e sabato si ricomincia: niente “incipit” all’estero per la Corsa Rosa numero 106, le ventuno tappe si svolgeranno quasi interamente in Italia, eccezion fatta per la seconda parte della tredicesima tappa e la prima parte della quattordicesima, che si snoderanno sulle strade svizzere.

Percorso

Come già accennato, si parte sabato 6 maggio dall’Abruzzo, a Fossacesia Marina, mentre l’epilogo sarà nella Città eterna, in una meravigliosa passerella finale dedicata ai velocisti, domenica 28 maggio. In questi ventitré giorni (due di pausa) i 176 atleti al via dovranno percorrere 3.489,2 chilometri (39,6 in più rispetto all’anno scorso) e 51.400 metri di dislivello positivo (820 in più).

Diverse saranno le occasioni per i velocisti, tra i quali figura anche colui che detiene il record di vittorie di tappa al Tour de France al pari di Eddy Merckx, Mark Cavendish. Tra le chance sicuramente figurano la seconda tappa e la diciassettesima (per coloro che supereranno indenni le prime quattro tappe di montagna).

Tante anche le opportunità per le fughe di giornata, con tappe mosse dove ci si aspetta una serrata lotta tra il gruppo e gli uomini in fuga, come ad esempio nella quinta (Atripalda-Salerno) che subito dopo il via presenta un gran premio della montagna (GPM) di terza categoria che può mettere in difficoltà i velocisti. Altre frazioni degne di una fuga potrebbero essere la quindicesima e la diciottesima (la Seregno-Bergamo e la Oderzo-Val di Zoldo), che non dovrebbero vedere grossi scontri ai vertici, soprattutto perché entrambe fungono da vigilia ai tapponi 16 e 19, fondamentali.

Arriviamo finalmente all’anima del ciclismo, le grandi montagne. Sei le tappe considerate di montagna, ma solo quattro di esse credo che faranno la differenza nelle parti altissime della classifica. Le due che lascio in disparte sono proprio la quindicesima e la diciottesima (anche se temo possano smentirmi!).

giro d'italia 106

La prima tappa di montagna, la numero 7, è interessante proprio perché è la prima: si tratta della frazione appenninica che da Capua porta i corridori a Campo Imperatore, sul Gran Sasso d’Italia. Quest’ultima salita, lunga ma dalle pendenze più che pedalabili (13,5 chilometri al 6,0%) e che spiana quasi completamente ai -5 dall’arrivo, non ci dirà certo chi vincerà il Giro, ma molto dirà su chi non lo vincerà.

Veniamo ora alle tre regine: Borgofranco d’Ivrea – Crans-Montana (13) con tre GPM tutti di prima categoria; Sabbio Chiese – Monte Bondone (16) con cinque GPM di cui il primo e l’ultimo di prima categoria; infine, la vera Regina, Longarone – Rifugio Auronzo (19), sotto le Tre Cime di Lavaredo, con cinque GPM di cui tre di prima categoria e i restanti di seconda, tanto per riposare.

Terminati i 183 chilometri e i 5.400 metri di dislivello del venerdì, eccoci all’ultima cronometro del sabato, con i primi 11 chilometri in piano e la scalata al Monte Lussari in Friuli-Venezia Giulia: 7 chilometri di pura sofferenza con una pendenza media del 12,1% e due punte massime al 22%. Insomma, non sappiamo come si arriverà in termini di classifica a quel fatidico giorno, ma verosimilmente a Tarvisio si deciderà molto.

Non che le altre prove a cronometro siano da sottovalutare: un vero cronoman può fare molto male agli scalatori puri sia nella prima tappa (19,6 chilometri piatti) che nella nona, che prevede ben 35 chilometri in assoluta pianura.

Protagonisti

Partiamo dall’assoluto duo di testa: Remco Evenepoel, campione del mondo in carica e per questo soprannominato “Re Remco”, e lo sloveno della Jumbo Visma Primoz Roglic.

Remco Evenepoel

Il belga classe 2000, che indossa la maglia arcobaleno dalla vittoria del mondiale australiano – dopo aver peraltro vinto la Vuelta a España – ha cominciato la stagione prendendosi la classifica dell’UAE Tour e la seconda Liegi-Bastogne-Liegi della sua carriera, bissando il risultato del 2022. Vincere anche la Corsa Rosa vorrebbe dire avere a 23 anni già due grandi giri in bacheca.

Altra età per Primoz Roglic, classe ’89, che non ha più tutta la carriera davanti e nei grandi giri ha sempre dimostrato di non essere fino in fondo all’altezza (eccezion fatta per la Vuelta che ha vinto ininterrottamente dal 2019 al 2021, ma la corsa spagnola è molto diversa sia dal Tour che dal Giro). Primoz non ha tempo da perdere e le premesse quest’anno lo mettono leggermente davanti a tutti in questi giorni che precedono la prima tappa. Lo sloveno ha già portato a casa la Tirreno-Adriatico, dimostrando di avere feeling con gli Appennini, e il Giro della Catalogna, dove si è messo nettamente alle spalle lo stesso Re Remco.

Attraverso la Vuelta Ciclista a Catalunya ci colleghiamo al tema “Italiani”: nella seconda tappa aveva “gettato gli occhiali” (un suo gesto distintivo) Giulio Ciccone, che purtroppo è risultato positivo al Covid e dovrà saltare l’appuntamento dell’anno. C’è qualche rimpianto soprattutto perché l’abruzzese della Trek sembrava in gran forma per un buon piazzamento nella Generale o per la Maglia Azzurra. Sempre per la classifica scalatori, bisogna tenere in considerazione Lorenzo Fortunato, vincitore dell’ultima salita sullo Zoncolan e fresco fresco leader della Classifica Generale alla Vuelta Asturias.

Filippo Ganna Giro d'Italia

Anche Pippo Ganna farà parte del super cast della Ineos e avrà a disposizione due prove a cronometro, di cui la prima potrebbe anche regalargli la Maglia Rosa sabato.
Per la classifica generale, invece, le poche speranze sono riposte in Caruso e Pozzovivo. Damiacar, come si chiama su Instagram, avrà alle spalle una formazione sicuramente più competitiva della Israel di Domenico, che anche quest’anno ha trovato casa in extremis. Anche il Toro di Buja, Jonathan Milan, sarà a sostegno delle quattro punte della Bahrain Victorious (Caruso, Buitrago, Haig e Mäder), ma avrà certo modo di dire la sua in qualche tappa.

Per concludere, cito qualche possibile outsider, partendo da una squadra che fa comunque molta paura e va quasi affiancata al duo Roglic-Evenepoel: la Ineos Grenadiers schiera sia Geoghegan Hart (che un Giro l’ha già vinto) sia Arensman, in cerca di conferme dopo tanti “forse”. Altri due nomi da tenere d’occhio sono Vlasov per la Bora e Almeida per la UAE.

Tiriamo le somme

Del Giro avevamo già parlato affermando che il suo Rosa stava sbiadendo leggermente, a differenza di un Giallo sempre più acceso e vivo in Francia. È vero che anche quest’anno non avremo Pogacar né Van Aert, forse i massimi esponenti del ciclismo di oggi, non avremo Van Der Poel (ma lo abbiamo visto sulle nostre strade l’anno scorso) e nemmeno Vingegaard, l’unico in grado di interrompere la supremazia slovena al Tour.

Tutto questo è assolutamente vero, ma un Giro così non lo vedevamo da tempo: c’è la maglia del campione del mondo, c’è Primoz Roglic, c’è Cavendish, ci sono Pippo Ganna e Milan (entrambi d’oro alle Olimpiadi di Tokyo su pista), c’è Tobias Foss che è il campione del mondo a cronometro. Inoltre, il percorso promette moltissime emozioni e colpi di scena perché non è duro, è durissimo.

Insomma, Rcs Sport ci ha finalmente regalato una Corsa degna del suo nome e il Rosa sta rinascendo per davvero.

Articolo scritto da Luca Dalla Marta

Grande appassionato di matematica e sport, opta per il secondo. Ma visto che il professionista non riesce proprio a farlo, si butta sulla scrittura: studente di lettere al primo anno, sogna di fare il giornalista sportivo e di raccontare le più grandi imprese. Ama alla follia il ciclismo, lo sci di
fondo e il biathlon, oltre che la pallacanestro.

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