Ne hanno scritto in tanti, probabilmente i migliori.

Ne hanno sviscerato la qualità tecnica e la dimensione lasciando intatto il ricordo e la grandezza, ancora oggi, dopo 71 anni dalla tragedia di Superga.

Sono stati scritti libri e approfondimenti, la luce è rimasta la stessa. Una luce senza interruttore che non si è mai spenta, che illumina come un faro in un porto, quello del calcio dove sono attraccati e partiti in tanti.

Ed ecco che arriva l’emozione, nonostante tu non sia Granata, nonostante tu non sia di Torino (ma io un certo legame ce l’ho…), nonostante tu non sia in grado di entrare in contatto con nessuno che abbia vissuto di persona le gesta di una delle Squadre più forti e rivoluzionarie di sempre, che diventò ancora più grande grazie alla sfortuna.

E allora quello che non vedi prende forma e ti prende le conferme che la storia ti regala, sei certo che quello che i più grandi hanno scritto è verità, che il Torino, il Grande Torino non è solo l’anticipo di quello che sarebbe successo decenni dopo ma la forza che diventa sentimento e lo stesso che si traduce in simbolo.

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Perché dopo 71 anni siamo ancora qui a celebrare non lo schianto ma la magia.

E la magia non si ferma, non decolla e non atterra, la magia resta nel cuore di chi ha vissuto, ha visto ma soprattutto ha tramandato. E la magia con il tempo si veste di abiti diversi e si solidifica come una statua sotto la quale ti fermi e ti chiedi cosa voglia dire.

Il Grande Torino è quella statua che in una piazza stracolma ti fa fermare e te la fa svuotare, annullando i rumori e i disturbi diventando, in ordine rigorosamente cronologico, sospiro, respiro e ispirazione.

Di Appassionati, Giocatori, Allenatori, Tifosi di sponde e rive completamente diverse che si affacciano con rispetto e se ne vanno con la certezza che ci sono imprese, uomini, sfide e squadre che resteranno per sempre, che ci saranno sempre utili e che ci aiuteranno a migliorarci, per diventare come loro o semplicemente per raggiungere un nostro obiettivo.

Il Grande Torino è quell’animale, quella creatura mitologica che non si ferma mai, che sfugge e che non si doma, è un calcio che non tornerà più e la metafora del calcio che vorremo, è il quadro che ogni ragazzo dovrebbe avere nella propria camera insieme ai propri idoli, qualcosa di intangibile ma che ti prende l’anima passando per il cuore.

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Quella Squadra continua a vivere dopo tutti questi anni e continua a giocare, continua a vincere Campionati e Scudetti, continua a stupire e lasciare senza fiato, divertendo e divertendosi ma parafrasando Montanelli lo continua a fare in trasferta.

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