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Ciclismo, Cultura e Malattia

C’è molto di più di un semplice sport dietro il Ciclismo.

C’è Cultura e Malattia, c’è educazione e ossessione, c’è passione e tradimento.

Il Ciclismo è il risultato della natura umana che prende forma dall’esigenza di salire in bicicletta, come dovere, come status, come step del processo di crescita dell’individuo, come passo obbligato verso l’indipendenza.

Iniziamo a Camminare, prendiamo autonomia nel correre, subito dopo si deve salire in bici.

Puoi vivere in città, in collina, al mare o in montagna ma sapere stare in equilibrio e divertirsi su due ruote non è solo un hobby che viene tramandato ma un principio dell’educazione motoria.

Sali con le “rotelle”, ne sganci una, le togli entrambe, cadi, ti fai male, ti rialzi, inizi ad andare veloce, senti il vento in faccia, inizia ad avere paura alla prima frenata, ti senti competitivo alla prima passeggiata in gruppo e apprezzi quello che hai intorno quando rallenti.

Poi l’abbandoni ma non la dimentichi, come un’amore che farà la differenza per sempre nella tua vita. La ritroverai per caso e ti sentirai esattamente come la prima volta in cui l’equilibrio ti ha fatto sentire libero.

Quell’eccitazione, quel sentimento, quelle emozioni allora si trasformano e si mischiano con la Passione e con la Storia.

La Storia di chi ha rappresentato un pezzo di vita sociale del tuo territorio, Campioni che vanno oltre il passato e sono attuali con le loro imprese, le loro vite e quello che rappresentano.

Coppi, Bartali, Gimondi, Saronni, Pantani, Nibali, ieri che diventa oggi, in ogni pedalata ed in ogni strada, in ogni scatto e in ogni discesa, in ogni voglia individuale di arrivare chissà dove con un manubrio stretto tra le mani.

Ognuno di Noi si è sentito uno di loro, almeno una volta.

La maggior parte di Noi non è mai stato un ciclista, ma ha seguito da vicino e da lontano le loro sorti e siamo saliti sui pedali.

E questa è solo l’Italia. Ogni Paese ha i suoi, soprattutto in Europa.

Allora qui c’è Passione, quella autentica e naturale, quella che ha radici, quella che non distruggi con gli scandali ma che viene strumentalizzata e usata.

La stessa Passione che porta le persone a svegliarsi presto, a farsi insultare per ogni strada, a creare gruppi solidi dove si diventa amici per sempre, che gli fa affrontare la fatica nonostante l’abbiano dovuta superare per tutta la settimana a lavoro.

Quella Passione che ti fa sbagliare e ti fa pensare che i limiti sono qualcosa da superare senza se e senza ma, senza regole, perché superarli ti fa sentire migliore sapendo che peggio non puoi essere.

E allora diventa Malattia. La malattia di chi deve garantire spettacolo e di chi lo deve mettere in scena per soddisfare i palati di quelli descritti prima, la malattia che ti fa sentire normale e speciale al tempo stesso, la Malattia di chi non vuole cambiare il sistema ma essere il primo del Circo. E allora il Ciclista diventa un’equilibrista senz’asta che cammina sul filo a braccia aperte ed occhi fissi verso l’obiettivo, conscio che può cadere da un momento all’altro, sicuro che se arriverà dall’altra parte sarà standing ovation, se cadrà sarà rete e silenzio.

E la Malattia non guarisce se tramuta in Ossessione, sia del malato sia del dottore. L’Ossessione dell’invincibilità e del suo costo, per il quale hanno pagato non solo chi è finito sui giornali sportivi in prima pagina ma chi senza assistenza, senza conoscenza e con cieca ambizione si è avventurato nel doping casalingo.

Quello che uccide l’anziano, illude l’adulto e segna l’adolescente, lo stesso che pensa di sognare ma che si risveglierà in incubo.

Il Ciclismo, in Italia e non solo, è Malattia come Passione ossessiva ma rappresenta anche la Cultura che non perde fascino, il simbolo che tiene unite le generazioni attraverso km di strade e di salite ma soprattutto la certezza che puoi dimenticare chi sei ma non come si va in bicicletta.

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