In questi giorni in cui sono sulla ribalta la Riforma dello Sport, l’Educazione Motoria nella scuola primaria, le cessioni di grandi club calcistici (vedi AS Roma), Olimpiadi e le riorganizzazioni post Covid ho fatto una riflessione che tocca personalmente competenze e professionalizzazione.

Il Bar lo hanno inventato gli italiani, ed ho sempre apprezzato il suo costume, la sua cultura.

Perché il Bar permette di mettere tutti nelle condizioni di parlare, di sentirsi appropriati, di poter dire la propria senza paura di essere fuori posto.

Il Luogo nel quale si può essere Politici, Insegnanti, Allenatori persino Chef.

Il Bar ci ha reso tutti uguali e diversi, soprattutto quando l’argomento è lo Sport nella sua espressione di rivalità e di opinione.

Ma il binomio Bar e Sport è diventato talmente forte che il suo sviluppo, la sua evoluzione è stata traslata nella società civile prima nella comunicazione e poi dove tutti possono permettersi di parlare, argomentare ma sopratutto e purtroppo di sapere.

Perché è vero che lo Sport è di tutti, e la sua accessibilità lo rende affascinante e dimensionato in una posizione divina, ma al tempo stesso oggi la sua specializzazione tecnica e professionale non può rientrare nella possibilità di ognuno.

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Eppure tutti conoscono le dinamiche di spogliatoio, tutti sanno progettare uno stadio e gestire le procedure burocratiche, tutti possono individuare le migliori soluzioni per la gestione di una società sportiva.

Possono ma non dovrebbero.

Perché se la leggerezza delle parole da Bar ti permette di dire davanti ad un Crodino “tanto che ci vuole”, lo sviluppo economico e professionale non lo può permettere, non lo può consentire.

La base dello Sport è il divertimento, la passione, il coinvolgimento generato dalle emozioni del gesto e della partecipazione.

Tutto ciò deve generare opinioni e non sentenze, quelle devono essere demandate a chi ha formazione, a chi ha la posizione per scegliere nelle chiacchiere da Bar puro e semplice divertimento fine a se stesso.

Perché una diagnosi la deve fare il medico, un progetto un architetto, la strutturazione dell’educazione motoria nelle scuole uno specializzato in Scienze Motorie, con egual importanza e rilevanza. 

Ma sappiamo tutti che non è così, sappiamo tutti che l’autorevolezza va guadagnata ma l’autorità va conquistata ed assegnata ma quando si tratta di Sport, chi ha deciso di formarsi per renderlo una cosa “seria” oltre a non essere tutelato non è nemmeno riconosciuto.

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Ed il discorso vale anche per lo Sport di alto livello dove la formazione specifica inizia a farsi strada ma che ancora non è decisiva, dove si vive di opinioni di tutti e non di confronti tra professionisti.

Chi ama lo Sport deve saper riconoscere le “chiacchiere” snobbando il contenuto ma divertendosi con la forma, deve sapere ciò che ama è sulla bocca di tutti anzi sicuramente di troppi.

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