La Spagna ed il Portogallo si candidano all’organizzazione dei Mondiali di Calcio 2030.

https://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2020/10/08/news/calcio_mondiali_2030_spagna_portogallo_bernabeu_1982-269843685/

Lo fanno mentre i paesi sono nel pieno di una emergenza sanitaria senza precedenti nell’epoca moderna ed il calcio spagnolo sta segnando un cambio generazionale qualitativo.

La Spagna ha mandato un segnale. Una prospettiva.

E di solito queste prospettive di grandi investimenti sono accompagnate da un lavoro di coinvolgimento del territorio, da soluzioni di sviluppo, dalla speranza di crescita e in questo caso di rinascita.

E l’Italia? Siamo un paese che nell’emergenza ha saputo tirare fuori il camice dei fuoriclasse, ha staccato gli altri paesi europei per cultura e attenzione, nonostante ci piaccia da matti scontrarci quotidianamente.

Ci stiamo contraddistinguendo con disordine ma con più efficacia rispetto a paesi europei che ci hanno ricordato per anni la loro incredibile evoluzione.

Non lo dico io ne il mio spirito nazionalpopolare, lo dicono i numeri.

Ma sappiamo fermarci solo alla risoluzione del problema e non sappiamo guardare oltre l’orizzonte. In questo nonostante Italia sia un sostantivo femminile abbiamo un approccio molto maschile alla gestione delle difficoltà, risolvere un problema alla volta.

Ma la ruota gira e non si ferma.

Anzi accelera e quello che in Italia sembra essere un futuro astratto e lontano è semplicemente domani.

E lo Sport ne è una rappresentazione degna.

La Spagna ha considerato l’organizzazione di una Grande Manifestazione sportiva un volano al quale attaccarsi per rilanciare il sistema, ha gettato in mare un sasso non solo per far sentire il rumore ma per far guardare con fiducia le onde che genera.

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Noi, mi piace utilizzare la prima persona plurale, non solo non riusciamo a condurre candidature unite e condivise ma non strutturiamo una visione che ci consenta di generare politiche sportive che sappiano osservare, guardare e progettare.

Ci limitiamo alla responsabilità politica, al profitto temporaneo ed individuale, al considerare un evento che finisce con la Cerimonia di Chiusura.

Ma senza cadere nella retorica del “qui è sempre la stessa storia” voglio chiedermi perché lo Sport fa così fatica a strutturare programmi, pianificazioni e alternative.

Perché mancano i Dirigenti.

Mancano persone che oltre alla capacità sappiano unire competenza e passione, che si formino con l’obiettivo di crescere professionalmente e che contemporaneamente sentano come scopo la responsabilità di far crescere lo sport in cui operano.

Mancano Persone che conoscano lo Sport da dentro ma che sappiano viverlo da fuori, che conoscano la fatica di un risultato ma che al tempo stesso sappiano coordinare chi deve raggiungerlo.

Lo Sport muove gli appassionati, forma Atleti e Tecnici, plasma pochi Dirigenti “specifici”.

Ma sono i Dirigenti che pensano, organizzano, tutelano e cercano di far crescere la propria disciplina. I Dirigenti conoscono le esigenze dell’Atleta e i bisogni di un Tecnico, coordinano un impianto sportivo e hanno rapporto con la comunità nella quale operano.

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Le uniche discipline che vedranno Manifestazioni Sportive di alto livello e dal grande coinvolgimento economico in Italia saranno Sport Invernali, Tennis e Golf. Tutte discipline con portafoglio e dalla managerialità extra sportiva garantita pronta a supportare e implementare le politiche di sviluppo.

Ma non basta.

E la responsabilità non dobbiamo cercarla fuori dal nostro mondo, ma dobbiamo assumercene il carico ma soprattutto, con impegno, dobbiamo trasformarla in proposte future che vedano lo Sport al centro delle stesse.

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