in

L’ipocrisia dei calendari: il calcio che ammazza se stesso

Partite infinite, infortuni a raffica, qualità in calo. Il calcio sta esagerando. Eppure nessuno ha il coraggio di fermare questa corsa al massacro.

«Il calcio ama dire che vuole proteggere i giocatori. Poi li ammazza di partite.»

Se c’è un paradosso che oggi definisce il calcio moderno, è proprio questo. Ogni conferenza, ogni tavolo FIFA o UEFA inizia con il solito mantra: tutelare la salute dei calciatori, preservare lo spettacolo, garantire la qualità del gioco. Poi basta guardare il calendario, mese dopo mese, per capire che quelle frasi sono diventate solo un involucro vuoto, una formula di rito per giustificare l’insostenibile.

Nel 2025 siamo di fronte al punto di rottura. Lo dicono i numeri. Lo gridano i giocatori. Lo mostrano i campi, ormai spesso popolati da seconde linee e da fenomeni spremuti fino all’infortunio muscolare sistematico. Eppure, l’unico vero nemico che il calcio si ostina a non affrontare resta sempre lo stesso: se stesso.

L’esplosione delle partite: dati alla mano

Prendiamo come esempio uno dei top player di oggi, Erling Haaland. Tra Premier League, Champions, FA Cup, Community Shield, qualificazioni europee e Nations League, Haaland — in una stagione “classica” — sfiora ormai stabilmente le 60 partite in meno di 12 mesi. Non è un caso isolato.

Secondo uno studio pubblicato da FIFPro a fine 2024, i top player europei disputano oggi in media 58,2 gare ufficiali l’anno, considerando anche viaggi intercontinentali e tornei amichevoli. È il dato più alto mai registrato nella storia del calcio.

E attenzione: non si tratta solo del numero. È il carico che conta. Le accelerazioni, i contrasti, l’intensità esasperata. Ogni partita oggi è il doppio più dispendiosa fisicamente di vent’anni fa.

Nel report “At The Limit” pubblicato a marzo 2025, FIFPro ha certificato che:

«Il tempo di recupero effettivo tra i big match si è ridotto a una media di 72 ore. Alcuni atleti giocano 4 partite in 10 giorni in fasi cruciali della stagione.»

E nel frattempo? Si aggiungono nuovi tornei. Nuove competizioni. Nuovi format.

L’effetto domino: più partite = più infortuni

Chi ne paga il conto, ovviamente, sono i giocatori. Dal 2019 al 2024 gli infortuni muscolari nei principali 5 campionati europei sono aumentati del 27% (fonte: UEFA Medical Committee, 2024). Il quadrante posteriore della coscia — i famigerati hamstring — è diventato il tallone d’Achille di ogni bomber moderno.

Basta rileggere alcuni casi recenti:

  • Jude Bellingham: lesione al psoas dopo 54 partite giocate in 10 mesi.
  • Vinicius Junior: tre stop muscolari nella stessa stagione.
  • Pedri: oltre 100 partite giocate a 21 anni, con conseguente calvario fisico.

E intanto la stagione continua ad allungarsi. Il nuovo Mondiale per club a 32 squadre previsto per il 2025 negli USA porterà alcuni club (Real Madrid, Manchester City, Chelsea) a superare le 70 partite stagionali.

Ancelotti lo ha detto senza giri di parole:

«Ci stanno uccidendo.»

infortunio calcio
NOTTINGHAM, ENGLAND – MAY 25: Nicolas Dominguez of Nottingham Forest reacts as he receives medical treatment after picking up an injury, before leaving the field and being substituted, during the Premier League match between Nottingham Forest FC and Chelsea FC at City Ground on May 25, 2025 in Nottingham, England. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

La Nations League, il Mondiale ogni 2 anni e l’ipocrisia istituzionale

Se vogliamo capire come siamo arrivati a questa follia, basta osservare il comportamento schizofrenico delle istituzioni calcistiche.

FIFA: Mondiale ovunque e sempre

Il presidente FIFA Gianni Infantino ha provato a lanciare l’idea del Mondiale ogni due anni (momentaneamente accantonata per ovvi motivi politici) e nel frattempo ha partorito il nuovo Mondiale per Club 2025.

Parliamo di una competizione extra da collocare a fine stagione, senza un reale spazio di recupero per chi disputa già 50 partite.

UEFA: Nations League, Conference e Champions gonfiata

La UEFA, dal canto suo, ha inventato la Nations League nel 2018, mascherandola come «competizione di alto profilo per sostituire le inutili amichevoli».

Risultato? Nuove finestre di partite, nuovi viaggi intercontinentali, nuovi sforzi per i nazionali.

Dal 2024, con il nuovo format “Swiss Model” della Champions League, le partite del girone passano da 6 a 8. In sostanza, due partite in più solo nella fase iniziale.

I club? Complici silenziosi

I club più ricchi, che a parole si dicono preoccupati, firmano tour estivi sempre più onerosi per i propri giocatori: tournée in Asia, negli USA, in Medio Oriente. Inter e Juventus nel 2024 hanno disputato 6 amichevoli in 18 giorni tra luglio e agosto per ragioni commerciali.

Più partite = meno qualità

C’è poi il tema tecnico, il più ipocritamente ignorato da chi gestisce il sistema.

Partite spesso svuotate

Chi guarda le prime giornate di campionato, o molte sfide di Coppa nazionale, assiste sempre più spesso a match in cui i titolari giocano al 70% per paura di farsi male.

Le rotazioni forzate — dettate dal calendario, non dalla scelta tecnica — riducono lo spettacolo. Perché vedere l’Inter senza Lautaro, il City senza Haaland o il Real senza Vinicius in partite di cartello non è spettacolo. È business svilito.

Il prodotto rischia di collassare

Paradossalmente, mentre aumentano i diritti TV e gli investimenti, cala il coinvolgimento emotivo dei tifosi.

Secondo uno studio di The Athletic (febbraio 2025), il 42% dei fan under 30 afferma di guardare “meno calcio live di prima”, preferendo highlights o social clip. Perché? Troppa offerta, troppa saturazione, troppo poco pathos.

Un calcio che si ammazza da solo

La verità, scomoda, è che il calcio oggi è vittima della propria ingordigia. L’obiettivo non è più fare sport, ma massimizzare l’inventario di partite vendibili.

Più partite = più diritti TV
Più partite = più biglietti venduti
Più partite = più visibilità sponsor

Ma ogni partita in più toglie qualcosa al cuore dello sport: la rarità, l’attesa, l’unicità. Se ogni sera c’è una big match, nessun match è più davvero “big”.

Possibili soluzioni? Poche ma chiare

In un sistema ingolfato e drogato di eventi, ogni proposta razionale sembra pura utopia. Eppure basterebbero pochi correttivi tecnici e politici:

  • Limitare il numero di partite ufficiali per giocatore durante la stagione.
  • Snellire i format delle competizioni: Champions a 32 squadre classiche, niente Swiss Model.
  • Abbandonare del tutto la Nations League.
  • Stop ai tour intercontinentali estivi a ridosso della stagione.

A margine, molte delle riflessioni sulla espulsione a tempo, come abbiamo raccontato qui, e sull’introduzione del tempo effettivo, sono tentativi di intervenire su altri squilibri regolamentari, ma nessuno di questi affronterà mai il nodo principale: il calendario è semplicemente saturo.

Il punto di non ritorno

Il 2025 sarà forse ricordato come l’anno della saturazione definitiva. Con l’inizio del Mondiale per Club a 32 squadre e l’espansione simultanea della Champions, il calcio europeo ha ormai imboccato una strada che rischia di far saltare l’intero ecosistema.

Se nessuno alza la mano oggi, presto saranno i corpi e le menti dei giocatori — e l’attenzione stessa dei tifosi — ad alzarla per disperazione.

Il calcio non morirà domani. Ma continuerà lentamente ad ammazzarsi, un calendario alla volta.

Articolo scritto da Luca De Matteis

Classe 1980, laurea in storia medievale, ex calciatore di estro e stampo periferico, ex nuotatore ormai all'asciutto, oggi lavoro nel campo della comunicazione. Tifoso romanista e aspirante allenatore, insomma una bomba ad orologeria col timer fuori uso.

Cosa ne pensi del post?

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

      jugoplastika spalato

      Jugoplastika Spalato, il capolavoro jugoslavo prima del crollo

      basket 3vs3

      Strade, canestri e rivoluzione: il mondo del Basket 3×3