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100 metri di coraggio: la vita di Ramón e il suo IronMan

Arrendersi non è un’opzione: la storia di Ramón e la sua lotta contro la sclerosi multipla

Le storie vere come quella raccontata nel film “100 metros” (Netflix) sono quelle che più ci toccano e ci portano a riflettere su quanto siamo fortunati, quanto sia importante non mollare mai, quanto possa essere speciale il nostro corpo.

Quest’oggi, andremo a trattare di un’altra importante vittoria morale, ennesimo esempio di quanto sia potente la nostra forza di volontà se ben impiegata.

100 metros’ (’100 metri’ in italiano) è un film spagnolo del 2016, del regista Marcel Barrena, prodotto da Filmax per il colosso dello streaming Netflix. È una meravigliosa storia di riscatto da circa un’ora e cinquanta, che tratta di un uomo “qualunque” e della lotta con se stesso per sentirsi nuovamente vivo.

Non è una comune narrazione di grandi vittorie ed eterna gloria, ma parla del trionfo più importante: quello contro il mondo e le probabilità.

Il protagonista è lo spagnolo Ramón Arroyo Prieto, classe 1971, a cui venne diagnosticata la sclerosi multipla nel 2004, a 33 anni. Si tratta di una malattia autoimmune e neurodegenerativa di cause sconosciute. Venne interpretato dall’attore Dani Rovira, che, a mio parere, è stato assolutamente capace di rendere giustizia al suo profondo dolore fisico e psicologico. L’altro importante personaggio è il suocero di Ramón, Manolo (Karra Elejalde). Il rapporto tra i due è più che burrascoso, tuttavia, alla fine, sapranno prendere il meglio dall’altro, creando un forte legame.

100 metri: la sfida di Ramón contro la sclerosi multipla

Ma perché è così motivante la storia di Ramón? Nonostante la grave malattia, dopo tre anni passati solamente a struggersi e chiudersi nei suoi pensieri, decide di cambiare strada e fare quello che, per molti, può sembrare una follia: vuole partecipare a un IronMan.

Non si tratta di una semplice gara di triathlon. L’IronMan prevede 3,8km di nuoto, 180km di bicicletta e 42,195km di corsa. Un triathlon olimpico misura, invece, 1,5km di nuoto, 40km di bicicletta e 10km di corsa. Più che una semplice competizione, è una vera impresa titanica, che si sviluppa tra le 16 e le 18 ore.

Il titolo, ‘100 metri’, fa riferimento a una frase detta da uno dei personaggi secondari che Ramón incontra nel centro di riabilitazione: «tra sei mesi non riuscirai più nemmeno a fare cento metri». Nella vita reale, racconta l’uomo in un’intervista dello scorso anno, gli era stata riferita da uno dei medici che, in teoria, dovevano aiutarlo.

Da qui inizia il lunghissimo percorso di preparazione, a volte interrotto da una malattia che, purtroppo, ti riporta bruscamente con i piedi per terra. Tuttavia, sua moglie Inma (Alexandra Jiménez), accetterà la scelta del marito solamente se a fargli da allenatore ci sarà suo padre. Sa quanto sia importante per lui avere un obiettivo per poter andare avanti, ma capisce anche che i due hanno bisogno di ritrovarsi spiritualmente l’uno tramite l’altro.

Ramon Arroyo 100 metros

Manolo è un uomo apparentemente burbero, ma che ama profondamente la sua famiglia. Il loro rapporto non è dei migliori: aveva vinto una tappa del Tour de France, ma per paura di perdere la maglia gialla aveva deciso di abbandonarlo. Per Ramón, probabilmente, non era il miglior esempio da seguire o il più convenzionale dei preparatori atletici, ma nonostante ciò, sostenendosi in un modo tutto loro, arrivarono a competere all’IronMan di Barcellona nel 2013, tra alti e bassi e tra una medicina e l’altra.

Il finale è al cardiopalma: sai che ce la farà, perché quando tocchi il fondo puoi solo decidere se continuare a scavare oppure risalire, ma quegli ultimi cento metri vengono vissuti dallo spettatore come se li stesse percorrendo accanto al giovane atleta (un titolo che si merita come chiunque altro) o addirittura dentro di lui. Si alternano alle scene girate, le sequenze reali dell’arrivo di Ramón, accompagnato dalla moglie e dai due figli, con un’ultimo abbraccio tra due uomini che si sono letteralmente salvati a vicenda.

Il potere terapeutico dello sport: la storia di Ramón

Lo sport, in questo modo, diventa uno strumento terapeutico per convivere con la malattia e uscire dalla depressione. Ramón, a oggi, ha finito un IronMan, quattro maratone, otto triathlon olimpici, cinque mezzi IronMan e sedici mezze maratone. A ottobre di quest’anno spera di poter partecipare di nuovo all’IronMan, essendo passati ben dieci anni dalla prima volta, come fosse una sorta di anniversario speciale.

100 Metri è un film commovente sugli enormi sacrifici che, a volte, siamo costretti a fare, sull’amore per noi stessi e per chi ci sta intorno e sulle enormi possibilità che il nostro corpo ci dona.

Ramón ha creato un suo sito web (https://ramonarroyo.com) dove parla della sua “esperienza” e dove altre persone come lui possono trovare un piccolo porto sicuro. Inoltre, ha pubblicato, nel 2016, un interessante libro sulla sua storia, “Rendirse no es una opción” (“Arrendersi non è un’opzione”).

«Più di 500.000 persone soffrono di sclerosi multipla in Europa. Migliaia di malati soffrono di incomprensione, problemi sul lavoro, vengono licenziati, non hanno aiuti statali, sono lasciati soli nella depressione. Questo film è dedicato a tutti loro».

Articolo scritto da Cristina Castagnola

Appassionata di equitazione, fotografia e tanto amore per qualunque sport. Tutto ciò che riguarda l’arte, in ogni forma, occupa un posto importante nel mio cuore.
Laureata in lingue in triennale e in comunicazione in magistrale (work in progress).
Nessuna paura di faticare, in Liguria siamo abituati a lottare anche contro la nostra stessa terra.

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